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“Un diritto fondamentale, prerequisito per la protezione e la promozione di tutti gli altri diritti umani”. Così hanno definito la libertà di stampa (e dunque di espressione) il Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e il Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova. E aggiungono: un diritto sancito nell’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quale valore “essenziale alla costruzione di una di una società libera e democratica”.

Ma l’esercizio di tale diritto, “non avviene automaticamente”, necessita di un ambiente sicuro, nel quale “tutti possano parlare liberamente e apertamente, senza timore di rappresaglie”. Eppure: la libertà di stampa a livello globale è ai suoi minimi da oltre 10 anni, e solo una persona su sette nel mondo vive in un Paese con giornali liberi. E’ quanto afferma l’Ong statunitense Freedom House, nel suo rapporto annuale pubblicato il 2 maggio. Il declino è stato provocato dal peggioramento della situazione in diversi Paesi mediorientali, come Egitto, Libia e Giordania, e in modo particolare nella Turchia, dove alla fine del 2013 si contavano una quarantina di giornalisti rinchiusi in carcere.

Come si può leggere sul sito dell’associazione di giornalisti “Art 21.liberi di…” (dall’Articolo 21 della Costituzione italiana che parla di questo diritto il nome); la situazione è difficile anche per i giornalisti in Cina e in Russia, e persino negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la libertà ha compiuto passi indietro, per gli ostacoli posti dai rispettivi governi ai giornali che si occupano delle questioni riguardanti la sicurezza nazionale (vedi scandalo Snowden-Datagate). Un lieve miglioramento si registra invece in Italia, che quest’anno si colloca al 64esimo posto nel ranking mondiale, e rimane comunque “parzialmente libera”. I paesi più virtuosi – manco a dirlo – sono Olanda, Norvegia e Svezia, mentre in fondo alla classifica si trovano Turkmenistan, Uzbekistan e Corea del Nord.

Per questo in occasione della Giornata Mondiale, il Segretario delle Nazioni Unite e il Direttore dell’UNESCO hanno invitato i governi, la società civile e i singoli cittadini a fare del loro meglio per garantire la sicurezza di tutti i giornalisti. Tutti hanno una voce e tutti hanno il diritto di esprimersi liberamente e in sicurezza.

Segnaliamo inoltre il bel sito Ossigeno per l’informazione, da tempo in difesa dei giornalisti minacciati o uccisi per aver fatto bene il loro dovere professionale.

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