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NESSUN LUOGO E LONTANO e CIR "Immigrazione e diritti di cittadinanza: è tempo di riscrivere il contratto sociale" MARTEDI 13 DICEMBRE 2011 ore 12,00/15,00 Camera dei Deputati Sala San Claudio P.zza San Claudio 166 Roma.
In Parlamento sono molte le proposte presentate, sia di riforma della legge di cittadinanza n. 91/1992, sia riguardanti l’estensione del diritto di voto amministrativo agli stranieri lungo - residenti. Purtroppo su questo importante tema è da dicembre 2009 che il dibattito in Parlamento è fermo. Nel frattempo, gli stranieri regolari hanno superato quota 5 milioni ed oggi producono l’11 % del PIL italiano. Possiamo ancora prescindere da loro?
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di: Giuseppe Casucci Chistopher Hein Fabrizio Molina Ripensare il modello di cittadinanza, di società e di contratto sociale Il dibattito sulla cittadinanza, sulla necessità cioè di costruire un nuovo quadro legislativo che tenga conto dei profondi mutamenti che stanno rendendo la nostra una società sempre più multietnica, ha ripreso in questi giorni vigore anche grazie alle forti opinioni espresse in materia dal Presidente Napolitano. E’ importante dunque cogliere lo stimolo che viene dalla Presidenza della Repubblica e riannodare quel filo di dialogo tra Parlamento e società civile di fatto interrotto da due anni. Per fare ciò sarebbe forse utile spogliare il confronto sul tema dei diritti di cittadinanza dalle impostazioni ideologiche e guardare ai fatti: ai segnali che ci vengono da una società in rapido movimento, dalla realtà della crisi globale, nonché dai bisogni e dalle aspirazioni espresse dai nuovi come dai vecchi cittadini. Gap demografico e prospettive future della società Oggi in Italia vivono quasi cinque milioni di cittadini nati all’estero, pari a circa l’8% della popolazione complessiva e producono quasi l’11% del PIL. Come dire che, senza gli stranieri, saremmo oggi 55.6 milioni di abitanti italiani e che il rapporto tra stranieri e di italiani è in effetti di 1 contro 11. A causa del gap demografico, in futuro le cose non sembrano destinate a cambiare: oggi il tasso di fecondità è pari a 2,4 figli per le donne straniere, contro 1,3 per quelle italiane. Senza i cittadini immigrati, dunque, saremmo destinati ad un rapido declino. Secondo uno studio del Ministero del Lavoro, il calo demografico tra il 2010 ed il 2020 sarà di almeno altri 1,7 milioni di cittadini il che porterebbe il rapporto stranieri italiani ad 1 contro 8. |
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“La manovra economica colpisce le fasce deboli della città con la soppressione di quasi tutti i servizi sociali e di welfare e precarizza ulteriormente il lavoro nel sociale” Non sappiamo quale sarà la manovra economica sui conti pubblici che verrà approvata dalle Camere: è già cambiata molte volte e crediamo cambierà ancora. Quello che immaginiamo è che essa, in ogni caso, si abbatterà in modo violento e forse definitivo sulla spesa sociale, già falcidiata da tagli ripetuti nel tempo, da procedure burocratiche insostenibili che rendono fragile e incerta la vita delle organizzazioni del sociale. Le iniziative che si profilano rendono precari e faticosi i servizi a migliaia di cittadini che hanno sempre trovato nei corpi sociali le vere istituzioni di prossimità. Roma 2 settembre.2011
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Mi spiace per le attiviste di Oratori alla Riscossa che ne negano sempre l’ esistenza, ma lo scontro di civiltà esiste. Eccome se esiste. Capisco che nei convegni dal titolo “ l’ immigrato m’è fratello a me!” dove si dà appuntamento l’ intellighenzia cattopacioccona si debbano negare le spine più aguzze del destino e della storia, ma non è salutare negare la luce del sole. Vediamo le ultime. Notizia di oggi: la Consulta dichiara legittimi i matrimoni tra un italiano e un clandestino, smontando così un architrave del pacchetto – sicurezza. Sempre oggi, apprendiamo che il filosofo della Lega, Mario Borghezio, definisce buone, in certi casi ottime, le tesi del mostro norvegese. Se fate un paragone tra i due fatti come lo chiamate, acceso dibattito? No, è uno scontro di civiltà. Guardiamo un po’ più indietro, ma non tanto: obiettivamente, Bersani e Scilipoti vi paiono appartenere allo stesso genere? E pensate che non ci sia scontro di civiltà tra la poetica di Giorgio Caproni e quella di Sandro Bondi? Andiamo su! 26 luglio 2011
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