...in direzione ostinata e contraria.
Fabrizio De Andrè
 


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in collaborazione con ISMA Istituti Santa Maria in Aquiro e Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma

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Marzo 2010 - n. 10

La mediazione sociale in campo educativo


19 ottobre 2010

Conferenza internazionale: La sfida delle migrazioni nelle città europee

Milano

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 Andrea Camilleri

per la Casa di Laura...


C'è un sacco di futuro...

                                    nel nostro domani 


   

L’accidentato iter della riforma sulla cittadinanza Stampa E-mail

Il 12 gennaio scorso è tornato in Commissione Affari Costituzionali il testo di riforma della legge in materia di cittadinanza. A deciderlo è stata l’Assemblea di Montecitorio con 32 voti di maggioranza: un’ulteriore tappa di un percorso che si prefigura lungo e accidentato.

In Italia la concessione e il riconoscimento della cittadinanza italiana sono disciplinati dalla legge n. 91 del 1992. Tale normativa si basa sul principio dello ius sanguinis secondo il quale il figlio nato da madre o da padre italiano è automaticamente italiano.
L’acquisto automatico della cittadinanza per nascita sul territorio, lo ius soli, è previsto solo nei casi in cui i genitori siano ignoti o apolidi o non trasmettano la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato al quale essi appartengono: lo ius soli è, quindi, nell’attuale legge, un modo di acquisto della cittadinanza residuale. Il minore nato in Italia da genitori stranieri può, infatti, chiedere la cittadinanza solo al raggiungimento del diciottesimo anno d’età e se vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente; perde definitivamente questo diritto se non lo esercita nei dodici mesi successivi. La cittadinanza, inoltre, può essere concessa, per naturalizzazione, allo straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano e in presenza di determinati requisiti.

Nel corso dell’attuale legislatura sono state presentate diverse proposte di legge di modifica della normativa in questione, proposte ampiamente dibattute in Commissione Affari Costituzionali che ha, poi, adottato il testo “base” di riforma della relatrice l’on. Isabella Bertolini.
Si tratta di un testo di 5 articoli che suscita non poche perplessità in quanto più restrittivo della vigente legislazione in materia, ma che soprattutto ignora la questione delle seconde generazioni.
Secondo il nuovo provvedimento, gli anni necessari per l’acquisizione della cittadinanza italiana, rimangono 10, ma all’ottenimento del nuovo status si potrà giungere solo dopo il «previo svolgimento del percorso di cittadinanza», fatto di corsi di conoscenza della storia e della cultura italiana, di un «effettivo grado di integrazione sociale» e del rispetto delle leggi e dei valori costituzionali, anche in ambito familiare. Pur nella condivisione del concetto di cittadinanza come percorso di conoscenza e adesione al bagaglio culturale e normativo del nostro Paese, sono evidenti dei limiti. È, infatti, manifesta una poco chiara definizione dei criteri di accesso alla cittadinanza, in particolare dei parametri di misurazione dell’effettivo grado di integrazione sociale.
Con riferimento ai figli di stranieri nati in Italia, inoltre, agli anni di residenza legale e continuativa sul territorio nazionale fino al raggiungimento della maggiore età, si chiede anche che abbiano frequentato con «profitto scuole riconosciute dallo Stato italiano almeno sino all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione».

Il testo è palesemente peggiorativo, in quanto rende più complesso l’accesso alla cittadinanza e in particolar modo perché esclude un ampliamento della normativa nella direzione dello ius soli.
L’Italia è il Paese anche dei nuovi cittadini ed è imprescindibile creare percorsi di promozione e di valorizzazione dell’appartenenza fisica e sociale alla comunità di cui si è parte; e questo lo si può fare attraverso il riconoscimento dei diritti di partecipazione e rappresentanza e la predisposizione di meccanismi di accesso alla cittadinanza più semplici e inclusi.
Occorre una revisione della legislazione in materia di cittadinanza, ma deve essere finalizzata a rendere più flessibile il sistema di acquisto della cittadinanza italiana secondo il principio dello ius soli, a ridurre il periodo di tempo necessario per l’acquisizione e a rendere maggiormente espliciti e ben definiti i requisiti per la naturalizzazione.

Maria Carla Intrivici

22 gennaio 2010

House Organ
il 5 per mille ai bambini per il diritto alla salute

Conferma il tuo sostegno con il ...
5 per mille ai bambini per il diritto alla salute!
Insieme a noi con i bambini del Piccolo Principe e della Casa di Laura in Etiopia che hanno bisogno di medicine, cibo, un luogo accogliente dove trascorrere la loro convalescenza… 
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Firma e inserisci il codice fiscale 97155970581 di Nessun luogo è lontano nel riquadro della tua dichiarazione dei redditi dedicato al sostegno delle associazioni di promozione sociale...

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Vacanze: attenti a cosa mettete in valigia

La politica sta per andare in vacanza. Vacanze brevi, intermittenti, cariche di veleni e di incertezze sul futuro. Cadrà il governo? Sì? No? Sì ma a quali condizioni? No ma con quali stratagemmi? Uscirà Fini? Entrerà Montezemolo? Si farà il terzo polo? Faranno un walk - around attorno al Quirinale per costringere Napolitano a concedere le elezioni piuttosto che assistere troppo a lungo ad un girotondo di anziani mezzo deficienti? Incognite, misteri, ubbìe forse.
Tra i molti quesiti, alcuni  paiono determinanti: se Berlusconi vuole proprio rompere, su cosa romperà? Dicono che non potrà farlo quando andranno in approvazione quelle leggi fatte su misura per lui ( lodo Alfano, legittimo impedimento, intercettazioni, ecc); ciò non toglie che potrebbe farlo su leggi di interesse generale, che rientrino nel programma con cui il pdl ha vinto le elezioni e sul quale Berlusconi può pretendere coerenza e lealtà dai finiani. Detto così non sembra difficile fare previsioni, invece è tutto maledettamente complicato.

6 agosto 2010 

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Diritti umani e democrazia

Per qualcuno di noi quello appena trascorso è stato un buon fine settimana, come non accadeva da tempo.
“Felice” è dire troppo, “con un lampo di speranza”, si avvicina di più alla realtà.

Merito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso del Governo contro la Regione Toscana, che nella sua legge regionale sull’immigrazione ha stabilito che i servizi socio – sanitari vanno estesi anche agli immigrati clandestini.

Ne siamo felici, felici come non lo eravamo da tempo: sabato mattina, letti i giornali, alcuni di noi si sono telefonati, hanno scambiato idee, immaginato progetti per il futuro.

26 luglio 2010

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Europa e futuro, la vera posta in gioco

Certamente la crisi economica ha risvolti allarmanti, così come li hanno l’inquinamento, il surriscaldamento globale o l’esplosione demografica. Fino a due anni fa ci preoccupava il futuro dei nostri figli, oggi ci sembra che anche il nostro dopodomani non sia più così sicuro.

Fino a qualche anno fa il nostro forte inguaribile provincialismo ci avrebbe fatto consolare con il fatto che la crisi non è solo nostra ma di tutta l’Europa e dell’Occidente in generale; ora sembriamo almeno aver capito che il mal comune non fa mezzo gaudio, ma un disastro intero. È già qualcosa!  

Disconoscere o anche solo attutire l’importanza drammatica di questi concretissimi problemi, sarebbe impensabile. Eppure qualcosa non mi torna e un dubbio mi assilla stando alle preoccupazioni che sento raccontare, di cui leggo sui giornali, di cui ragiono con i miei amici. Non è che ci stiamo concentrando sugli effetti e ignoriamo che esistono delle cause?

13 luglio 2010 

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