...in direzione ostinata e contraria.
Fabrizio De Andrè
 


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in collaborazione con ISMA Istituti Santa Maria in Aquiro e Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma

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Marzo 2010 - n. 10

La mediazione sociale in campo educativo


19 ottobre 2010

Conferenza internazionale: La sfida delle migrazioni nelle città europee

Milano

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 Andrea Camilleri

per la Casa di Laura...


C'è un sacco di futuro...

                                    nel nostro domani 


   

Immigrazione: il coraggio di ricominciare da zero Stampa E-mail

La sensazione diffusa che pare di riscontrare tra coloro che si occupano di immigrazione sembra essere, almeno in Italia, di forte scoramento. Una lucida analisi di puro buon senso viene proposta in un articolo de Il Sole 24 ore di oggi, firmato da Guido Bolaffi, che giudica con sacrosanta severità gli atteggiamenti politici prevalenti della sinistra e della destra: retorico per la prima, ipocrita per la seconda. Bolaffi, che nel suo articolo si intrattiene moltissimo sulla paranoide gestione che si fa in Italia di sanatorie e quote, trova però anche il tempo di accennare verso la conclusione del suo articolo alla madre di tutti i problemi, il diritto di cittadinanza. Diritto negato, irriso, sventolato in faccia al popolo per lucrare il voto di un elettore che non chiede che si parli al suo cervello perché da almeno quindici anni è convinto che serva solo la pancia per vivere. E’ questo, io credo, che fa dire a Bolaffi che l’elemento che impedisce una governance dell’immigrazione ragionevole prima ancora che democratica e moderna, non è politico ma culturale.

E da che mondo è mondo è più facile cambiare la politica che trasformare la cultura. Soprattutto quando l’egemonia è stata assunta dalla non - cultura. Il punto è proprio questo: la mancanza di attrezzatura culturale determina l’impossibilità di spiegare e far intendere che essere in favore di una nuova cittadinanza non significa parteggiare per una immigrazione sfrenata e senza regole. Piuttosto il contrario.

E’ difficilissimo spiegare che chiedere che uno straniero che risieda da cinque anni in Italia possa votare per le proprie amministrazioni, non è un favore che si fa agli immigrati e tantomeno ai clandestini, ma all’Italia e agli italiani. Dove si trovano le parole per dire ai nostri connazionali che più un individuo dispone di carta di identità, di codice fiscale, di carta sanitaria, di cartella esattoriale, di partita iva, di scheda elettorale, insomma più emergere e ha da perdere, più cresce e prospera il Paese? Allo stato attuale, la risposta è semplice e sconsolante: non si fa, non ci sono parole che possano giungere all’orecchio di chi non voglia sentire. E allora? Allora mi permetto di dire soprattutto a me stesso, ma anche ai colleghi della Caritas, delle Acli, dell’Arci, dei sindacati, delle organizzazioni imprenditoriali, a qualche esponente della sinistra se c’è ancora e della destra liberale se ancora esiste, che non abbiamo alcuna possibilità di vincere, in tempi brevi, la battaglia dell’intelligenza e della cultura.

Ma se vogliamo giocarcela almeno sui tempi lunghi, dobbiamo subito riprendere quello slancio vitale e pieno di incomprensibile ottimismo che ci spinga in ogni scuola, in ogni dopolavoro, in ogni centro anziani, in ogni fabbrica, a spiegare le nostre ragioni. Sapendo che la buona politica è figlia della buona educazione e che la buona educazione è noia, fatica e duro lavoro. Un duro, durissimo lavoro, ma qualcuno deve pur farlo. Se non faremo questo saremo più colpevoli di quanti hanno, con meticolosa perizia, svuotato le teste e le coscienze. E non sarà l’umanitarismo solidale a salvarci. Se non faremo questo, dovremo renderne conto. Quantomeno davanti alla Storia.

Fabrizio Molina 

2 febbraio 2010

House Organ
il 5 per mille ai bambini per il diritto alla salute

Conferma il tuo sostegno con il ...
5 per mille ai bambini per il diritto alla salute!
Insieme a noi con i bambini del Piccolo Principe e della Casa di Laura in Etiopia che hanno bisogno di medicine, cibo, un luogo accogliente dove trascorrere la loro convalescenza… 
                                                                    c’è bisogno di te!
Firma e inserisci il codice fiscale 97155970581 di Nessun luogo è lontano nel riquadro della tua dichiarazione dei redditi dedicato al sostegno delle associazioni di promozione sociale...

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Vacanze: attenti a cosa mettete in valigia

La politica sta per andare in vacanza. Vacanze brevi, intermittenti, cariche di veleni e di incertezze sul futuro. Cadrà il governo? Sì? No? Sì ma a quali condizioni? No ma con quali stratagemmi? Uscirà Fini? Entrerà Montezemolo? Si farà il terzo polo? Faranno un walk - around attorno al Quirinale per costringere Napolitano a concedere le elezioni piuttosto che assistere troppo a lungo ad un girotondo di anziani mezzo deficienti? Incognite, misteri, ubbìe forse.
Tra i molti quesiti, alcuni  paiono determinanti: se Berlusconi vuole proprio rompere, su cosa romperà? Dicono che non potrà farlo quando andranno in approvazione quelle leggi fatte su misura per lui ( lodo Alfano, legittimo impedimento, intercettazioni, ecc); ciò non toglie che potrebbe farlo su leggi di interesse generale, che rientrino nel programma con cui il pdl ha vinto le elezioni e sul quale Berlusconi può pretendere coerenza e lealtà dai finiani. Detto così non sembra difficile fare previsioni, invece è tutto maledettamente complicato.

6 agosto 2010 

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Diritti umani e democrazia

Per qualcuno di noi quello appena trascorso è stato un buon fine settimana, come non accadeva da tempo.
“Felice” è dire troppo, “con un lampo di speranza”, si avvicina di più alla realtà.

Merito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso del Governo contro la Regione Toscana, che nella sua legge regionale sull’immigrazione ha stabilito che i servizi socio – sanitari vanno estesi anche agli immigrati clandestini.

Ne siamo felici, felici come non lo eravamo da tempo: sabato mattina, letti i giornali, alcuni di noi si sono telefonati, hanno scambiato idee, immaginato progetti per il futuro.

26 luglio 2010

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Europa e futuro, la vera posta in gioco

Certamente la crisi economica ha risvolti allarmanti, così come li hanno l’inquinamento, il surriscaldamento globale o l’esplosione demografica. Fino a due anni fa ci preoccupava il futuro dei nostri figli, oggi ci sembra che anche il nostro dopodomani non sia più così sicuro.

Fino a qualche anno fa il nostro forte inguaribile provincialismo ci avrebbe fatto consolare con il fatto che la crisi non è solo nostra ma di tutta l’Europa e dell’Occidente in generale; ora sembriamo almeno aver capito che il mal comune non fa mezzo gaudio, ma un disastro intero. È già qualcosa!  

Disconoscere o anche solo attutire l’importanza drammatica di questi concretissimi problemi, sarebbe impensabile. Eppure qualcosa non mi torna e un dubbio mi assilla stando alle preoccupazioni che sento raccontare, di cui leggo sui giornali, di cui ragiono con i miei amici. Non è che ci stiamo concentrando sugli effetti e ignoriamo che esistono delle cause?

13 luglio 2010 

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