...in direzione ostinata e contraria.
Fabrizio De Andrè
 


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in collaborazione con ISMA Istituti Santa Maria in Aquiro e Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma

 bigliettosito.jpgBuone Feste!

 


 

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18 febbraio 2010, ore 10.00

Presentazione della ricerca: Io e gli altri: i giovani italiani
nel vortice dei cambiamenti

Roma

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 Andrea Camilleri

per la Casa di Laura...

 

 
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Luglio 2009 - n. 8

Il diritto d'asilo: il quadro italiano ed europeo

 


   

Non basta mica Stampa E-mail

Già è un miracolo che lo facciano andare in onda di notte, ad un’ora in cui alla maggior parte della gente cade la testa dal sonno. Io cerco, quando posso, di vedermelo questo “Parla con me” di Serena Dandini. Certo fa un po’ di tenerezza questo programmino lasciato lì solo, a ricordarci che non tanto tempo fa non c’era solo la TV del caimano. Allora però era tutto diverso: c’era Curzi, Guglielmi, Gloria De Antoni, Santoro che era ancora un giornalista e tanti altri. Ora Dandini, con la non trascurabile compagnia del volenteroso Vergassola, sembra un po’ il ragazzino di “Mamma ho perso l’aereo”, dimenticato a casa dai genitori e lasciato alle prese con degli squinternati predoni.

Però il convento questo passa e bisogna accontentarsi.

Ieri sera è cominciato il programma che avevo appena finito di sbadigliare, con una intervista ad una intelligente e ironica Miriam Mafai. Politica, cultura, società, ricordi. Una chiacchierata seria sul filo della satira e della buona creanza. Poi alla Dandini è scappato un piede e ha borbottato che “se in Parlamento ci fossero più donne….” Cara Dandini, capisco e partecipo delle tue nostalgie ma avere più donne non basta mica se somigliano, anche solo vagamente, alla Mussolini, alla Prestigiacomo, alla Lussana, alla Gardini, alla Belillo, alla Gasparrini.

Ci sarebbe solo bisogno di buoni parlamentari, un filo intelligenti. Donne o uomini, chissenefrega!

Ciaonè, 30 ottobre 2006   
House Organ
Immigrazione: il coraggio di ricominciare da zero

La sensazione diffusa che pare di riscontrare tra coloro che si occupano di immigrazione sembra essere, almeno in Italia, di forte scoramento. Una lucida analisi di puro buon senso viene proposta in un articolo de Il Sole 24 ore di oggi, firmato da Guido Bolaffi, che giudica con sacrosanta severità gli atteggiamenti politici prevalenti della sinistra e della destra: retorico per la prima, ipocrita per la seconda. Bolaffi, che nel suo articolo si intrattiene moltissimo sulla paranoide gestione che si fa in Italia di sanatorie e quote, trova però anche il tempo di accennare verso la conclusione del suo articolo alla madre di tutti i problemi, il diritto di cittadinanza. Diritto negato, irriso, sventolato in faccia al popolo per lucrare il voto di un elettore che non chiede che si parli al suo cervello perché da almeno quindici anni è convinto che serva solo la pancia per vivere. E’ questo, io credo, che fa dire a Bolaffi che l’elemento che impedisce una governance dell’immigrazione ragionevole prima ancora che democratica e moderna, non è politico ma culturale.

2 febbraio 2010

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Campagna "Primavera Antirazzista"

Le organizzazioni e i comitati sottoscritti lanciano una campagna unitaria denominata “Primavera Antirazzista”, (1 – 21 marzo) aperta a tutte le realtà che, nel rispetto della propria autonomia, sono intenzionate a dar vita ad iniziative, momenti di lotta, sensibilizzazione e dialogo interculturale nel paese.

Il primo marzo si propone innanzitutto una giornata di astensione dai consumi, valorizzando però iniziative variegate, incontri, manifestazioni, concerti, assemblee nelle scuole, giornali parlati, che raccolgano l’importanza di lanciare un segnale forte al Paese sul tema dell’immigrazione e le condizioni dei migranti e delle minoranze.
La giornata del 1° marzo è importante anche perché collegata ad iniziative analoghe in altre nazioni (Francia, che è stata la prima a lanciarla, Spagna, Grecia ecc…).

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Il PD non è messo così male

Anche stavolta verrò accusato di fare lo snob, di fare la parte di quello che la pensa sempre all’opposto della maggioranza e, spesso, del buon senso. Pazienza, farò quest’altra penitenza! Ma che posso farci se a volte penso una cosa, la approfondisco, cerco i riscontri, la adatto o cerco di adattarla al senso comune e, quando ce l’ho chiara, è diversa da quello che credono molti altri? Ho provato ad essere diverso, ma non ce la faccio. E’ più facile rassegnarmi, come certi sansebastiani nei quadri rinascimentali, a lasciarmi trafiggere dalle frecce.

Dunque, a destra come a sinistra, si dice che il PD sia davvero messo male. Si profetizza la fine della storia di quello che avrebbe dovuto essere il partitone dei riformismi. Si azzarda che lo stato liquido dell’allegra brigata sarà presto stato gassoso. Come certe puzzette dei neonati. I più nichilisti si spingono fino a sostenere che se almeno questo massacro fosse servito a mandare in Africa Veltroni per sempre, ad esiliare in un centro anziani di Bitonto D’Alema, a far prendere la gestione di una trattoria per camionisti nell’alto reggiano a Bersani, almeno avrebbe avuto uno scopo. Invece neppure questo.

28 gennaio 2010

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L’accidentato iter della riforma sulla cittadinanza

Il 12 gennaio scorso è tornato in Commissione Affari Costituzionali il testo di riforma della legge in materia di cittadinanza. A deciderlo è stata l’Assemblea di Montecitorio con 32 voti di maggioranza: un’ulteriore tappa di un percorso che si prefigura lungo e accidentato.

In Italia la concessione e il riconoscimento della cittadinanza italiana sono disciplinati dalla legge n. 91 del 1992. Tale normativa si basa sul principio dello ius sanguinis secondo il quale il figlio nato da madre o da padre italiano è automaticamente italiano.
L’acquisto automatico della cittadinanza per nascita sul territorio, lo ius soli, è previsto solo nei casi in cui i genitori siano ignoti o apolidi o non trasmettano la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato al quale essi appartengono: lo ius soli è, quindi, nell’attuale legge, un modo di acquisto della cittadinanza residuale. Il minore nato in Italia da genitori stranieri può, infatti, chiedere la cittadinanza solo al raggiungimento del diciottesimo anno d’età e se vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente; perde definitivamente questo diritto se non lo esercita nei dodici mesi successivi. La cittadinanza, inoltre, può essere concessa, per naturalizzazione, allo straniero che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano e in presenza di determinati requisiti.

22 gennaio 2010

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