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A novembre c’è ancora il tempo per riformare la legge, è solo necessaria la volontà del Parlamento (…e del Governo).

di Giuseppe Casucci

Il Senato sembra non trovare il tempo per portare in aula e al voto la legge di riforma della cittadinanza (Ius soli e Ius culturae). Il provvedimento è stato approvato alla Camera esattamente due anni fa, ma Palazzo Madama non ha mai trovato l’occasione (o la volontà) per parlarne in Commissione o portare il provvedimento al dibattito dell’aula. Si è solo riusciti ad “incardinare” la legge per possibile calendarizzazione a luglio, provocando la reazione scomposta (e volgare) della Lega in aula e di Forza Nuova in piazza, con un  sincronismo quanto meno sospetto. Per quanto riguarda il M5S, l’opportunismo e l’ipocrisia dei suoi senatori propone l’astensione, che però al Senato equivale al voto contrario unificando la loro posizione a quella dei fascisti e dei leghisti: complimenti.

Da parte della società civile, in primo piano i ragazzi di #italianisenzacittadinanza e le associazioni e sindacati di #italiasonoanch’io. Molte sono state le iniziative di pressione per dare il via alla riforma che riguarda 800 mila ragazzi figli di stranieri: dai sit in davanti al Parlamento e al Pantheon, dibattiti nelle scuole, incontri con il Presidente Grasso e molti senatori. Iniziative in molte altre città italiane. Da ultimo, grazie al Sen. Luigi Manconi ed il mondo della scuola, si è avviato uno sciopero della fame “a staffetta” che ha coinvolto quasi cento parlamentari. Molti altri hanno aderito all’esterno, tra cui professori, uomini di cultura, sindacalisti e religiosi. Ora, a legislatura agli sgoccioli, c’è il rischio che l’urgenza di approvare la legge di bilancio consumi il poco spazio temporale rimasto al Senato per un dibattito e voto in aula della legge <Ius soli e Ius culturae>. A metà novembre, se tutto va bene sul fronte finanziaria,  si potrebbe aprire una finestra per approvare la riforma. Dipende ora dai senatori e (forse) dalla volontà dell’Esecutivo di correre il rischio di un possibile voto di fiducia. Naturalmente il rischio è che l’approvazione della nuova legge elettorale accorci la vita di questa legislatura.

Associazioni e giovani figli di stranieri, assieme al Presidente della Commissione diritti umani del Senato, promuoveranno altre iniziative. La UIL invita alla mobilitazione per “sensibilizzare” i senatori e dare una risposta ai nuovi italiani.

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