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Di Vittorio Sammarco

Più che una riflessione su ciò che è stato fatto in questi anni, l’Assemblea che abbiamo svolto lo scorso sabato 27 gennaio è stato un bel momento di confronto con esperti e amici per progettare l’impegno futuro, messa a punto e ripartenza. Nel clima amicale, nello stile sobrio e nella serenità di volti e persone ci sono i connotati e le caratteristiche di un’associazione che vuole ancora scommettere sul coinvolgimento diretto di chi (come abbiamo scritto sulla nostra tessera di adesione, prendendo spunto da una frase di Ghandi) considera alla base delle proprie scelte di vita, l’adeguare le idee e i valori all’impegno.

Anche nel titolo dell’incontro c’erano già tutte le premesse per intravedere l’orizzonte che ci siamo dati: “Cittadini. E basta. Periferie è il luogo dei diritti negati”. Vuol dire che le periferie delle nostre città, in particolare quelle in cui siamo presenti, sono da tempo al centro di una visione negativa che non condividiamo in toto. I diritti, in primis quello di cittadinanza (per italiani nuovi e di origine) devono essere considerati un patrimonio di tutti per fare crescere le nostre comunità civili. Senza altri aggettivi da aggiungere per qualificarli. “Combattiamo a mani nude una battaglia che a molti sembra impossibile – ha scritto nella lettera di invito il presidente Fabrizio Molina -: insegnare a quei ragazzi che hanno dei diritti, che la Costituzione del loro Paese (che poi è l’Italia) non discrimina le persone per razza, ceto, lingua o religione. Il loro Paese (che è poi l’Italia), non fa questo. Ma gli insegniamo anche che i diritti non si possono pretendere se non si conoscono. E chi è migrante, chi è donna, chi è disabile, chi è omosessuale, deve sapere, conoscere di più è meglio per potersi battere.” La conoscenza e la solidarietà tra tutti i cittadini, diventano così la strada migliore per combattere la negazione dei diritti

A proposito di conoscenza, appunto, le aspettative che avevamo con i tre relatori (di più, per noi sono un po’ come maestri …), non sono state affatto deluse. Anzi.

Illuminanti le parole introduttive di mons. Guerino Di Tora: “Come ci ricorda papa Francesco la periferia non è solo un luogo geografico ma un luogo di persone, chi vive la solitudine e l’incapacità di relazione con gli altri, chi ha perso lavoro, chi vive le difficoltà economiche (ad esempio chi vive la malattia del “gioco d’azzardo”), chi ha abbandonato o è stato abbandonato dalla famiglia e  – come tanti padri separati – vive in una macchina. Questi stanno diventando i luoghi della periferia. Che ci interpellano tutti”, ha sottolineato l’ex direttore della Caritas. Che ha aggiunto: “queste realtà devono poterci toccare, entrare nel nostro ambito di vita. Il fenomeno immigratorio non è contingente o circoscritto nel tempo, durerà almeno 25/30 anni e cambierà la geopolitica del nostro continente.” E mons. Di Tora (ora ausiliare vescovo per Roma Nord) sottolinea inoltre: “ben 27 anni fa, un sacerdote romano, Don Luigi Di Liegro, allora direttore della Caritas, aveva già iniziato lo studio del fenomeno migratorio (vedi Dossier Caritas), prefigurando che sarebbe stato qualcosa di epocale che avrebbe cambiato la storia non solo di Roma, ma dell’Italia. Non fu ascoltato.” Ma il fenomeno migratorio che “oggi si guarda soprattutto, se non esclusivamente, con gli occhi della politica elettorale, penso invece che vada visto nel suo contesto storico e reale: e non solo di chi scappa dalle guerre, ma anche da orrori come la fame, la siccità e desertificazione; quindi cambia anche il concetto di guerra”.

“Dal nostro punto di vista prevalente, che è quello cristiano, da cosa nasce il senso di propensione verso l’accoglienza? Viene dalle stesse pagine della Bibbia: quando si ricorda che lo straniero che arriva in mezzo al popolo d’Israele deve essere accolto perché anche l’israelita stesso fu straniero. E conservarne memoria. Perché, – conclude – ricordiamoci sempre, chi non ha memoria non ha futuro”.

Diverso il profilo tracciato dall’urbanista e direttore del Laboratorio di Studi Urbani “Territori dell’abitare”, Carlo Cellamare. Ha iniziato il suo intervento con una premessa, già esposta in un suo precedente saggio e qui ribadita: “dal punto di vista fisico. Non esiste più la città per come la conoscevamo, la città ereditata dalla modernità, la città compatta e densa, fatta di stratificazioni storiche e di intensa vita politica e sociale”. Quindi è importante tenere ben presente che “siamo piuttosto di fronte allo sviluppo della forma metropoli, una città ampiamente diffusa e diversificata sul territorio che vive fortemente di una intensa mobilità privilegiando spesso il mezzo privato su gomma (l’automobile).” Per questo – afferma l’urbanista, autore, tra l’altro del recente bel saggio per i tipi della Donzelli Fuori raccordo. Abitare l’altra Roma – “può essere considerata, se pensiamo a Roma, una “città-territorio”. Si tratta di una città che ha perso i suoi riferimenti consolidati (a partire dai centri storici), si frammenta su ampie superfici, delocalizza le sue funzioni, anche quelle principali, costruisce nuove polarità, soprattutto quelle del commercio e del consumo, a cominciare dagli shopping mall”.

Dentro queste difficoltà, è il tema della giornata e particolarmente importante per il nostro lavoro, “le periferie costituiscono quindi un luogo vitale; anzi all’interno di città che subiscono il mainstream globale rappresentano spesso il luogo più vitale. Allo stesso tempo e proprio per questo, le periferie sono oggi un laboratorio sociale e culturale di particolare importanza, un luogo dove si impara a costruire (non senza difficoltà) la convivenza tra le differenze, a costruire le alternative alla povertà , dove le tensioni sociali danno origine ad una interessante produzione culturale (pensiamo alla musica rap) che spesso non si ritrova nei luoghi tradizionalmente deputati a questo scopo, nel “centro”, sempre più caratterizzato dalle logiche del “consumo culturale” piuttosto che della produzione culturale.”

E infine la testimonianza diretta del dot. Aldo Morrone, (dermatologo, direttore della Struttura di medicina Preventiva delle Migrazione, del Turismo e di dermatologia tropicale dell’Istituto San Gallicano, da molto tempo impegnato sui temi dell’accoglienza degli immigrati), accompagnata da immagini e video di alcune esperienze e luoghi in Africa, ha dato ulteriore forza all’appello: l’impegno e il cambiamento di cultura e di mentalità, qui da noi, nasce dalla conoscenza delle situazioni in cui vivono coloro che poi decidono di scappare. Situazioni a volte neppure immaginabili, soprattutto per bambini e donne. “Gli obiettivi del millennio, quelli di sviluppo sostenibile e di adeguamento del servizio sanitario per le esigenze locali, sono ancora lontani dall’essere raggiunti”. L’acqua, le fogne, il cibo, gli ospedali: occorrono interventi drastici per adeguare, anche al minimo, gli standard di qualità umana. “I bambini muoiono nel silenzio”, ha detto. “Ogni anno muoiono per diarrea (curabilissima) più di mezzo milione di bambini. Più della tubercolosi, della malaria e dall’Aids messe insieme”. E colpisce anche nelle aree periferiche dei grandi agglomerati urbani.” E in più: “Quello che colpisce è la totale indifferenza. Ci sono giornate mondiali per tanti problemi e fenomeni – ha rimarcato Morrone – ma non per questo grave problema.” E’ uno dei più evidenti ed eclatanti casi in cui la periferia del mondo pesa e incide sulle sorti di molti.

Combattere l’indifferenza con progetti concreti e parole di verità, allora. E’ l’impegno di Nessun Luogo è Lontano. Ora si tratta di rendere questi pensieri, carne viva, progetti, idee, passioni che le rendano efficaci e fruttuose nonché opportunità per chi vuole impegnarsi. In tutta evidenza, i difficili tempi che stiamo vivendo ne dimostrano la necessità.

L’Assemblea dopo aver eletto per acclamazione il nuovo gruppo dirigente composto dai consiglieri: Beppe Casucci, Claudio Movarelli, Fabrizio Molina, Mario Ciclosi, Carlo Pignocco, Vittorio Sammarco, Velio Macellari, Paola Springhetti, Luigi Zuzzi, si è data – intanto – due appuntamenti: uno a giugno, per un incontro di studi sul tema dell’Educazione e del rapporto intergenerazionale; il secondo, a ottobre, per festeggiare, in amicizia e allegria, i vent’anni dell’associazione.

Continua  – infine- la campagna di adesione alla associazione per l’anno 2018. Per chi volesse farlo (alla simbolica cifra di 5 euro, perché vogliamo che siano parte di questo progetto, il maggior numero di persone possibile, e non raccogliere fondi con il tesseramento) può scrivere a associazione@nessunluogoelontano.it.

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