La mia storia, è la nostra storia… Posted dicembre 17, 2018 by nslgl.admin

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Di Alina

Buon giorno! Sono Alina e che non sia italiana di nascita potete vederlo da soli. Volete sapere come sono arrivata qui? Dunque dovete sapere che la mia famiglia….(lunga pausa, in cui guarda negli occhi il pubblico).

Ma perché devo raccontare la mia storia? No … non fraintendetemi, non dico per voi. Voi sembrate tutte brave persone, sensibili, persino forse democratiche. Dico in generale; perché devo raccontarla, togliendo a ciascuno la possibilità di inventarne una sua, quella che lo fa stare meglio? Tanto la mia storia è quella di Yacuba, Sasha, Valon. Siamo arrivati sotto un camion, siamo morti in mare, facciamo le domestiche o le badanti, i muratori. Raccogliamo pomodori a Rosarno e angurie a Latina. La nostra storia è quella che voi volete che sia: ci volete poveri, in fuga dalle guerre, nati in famiglie numerose, islamici ma moderati? O, al contrario, terroristi camuffati? E noi siamo quello che volete, quello che vi fa bene pensare che noi siamo.

Avete bisogno di un buon motivo per offrirci i vostri abiti smessi, per affidarci i vostri vecchi, per farci verniciare la sala hobby? Noi siamo “a la càrte”, come i buoni menù dei vostri ristoranti.

Ma certo che lo so, siete la parte migliore della società, quella che mai ci sparerebbe sui gommoni, che mai ci sgombrerebbe con le ruspe, né ci sprangherebbe di notte in qualche fetido vicolo. Voi non siete quelli di “prima gli italiani”, o quelli di Salerno ai salernitani e Macerata ai maceratesi. Voi siete diversi, (breve pausa) nel chiuso del vostro cuore. Provo tenerezza e persino affetto per voi, così decisi ad essere migliori dei fascisti che disprezzate, ma così incapaci di battervi perché il vostro affetto diventi uguaglianza, la vostra tolleranza diritti, la condiscendenza parità.

Come vi è potuto succedere? Nel mio Paese ho studiato storia – si ho fatto l’università, volete che per questo vi renda il maglione che mi avete appena regalato? – e nella storia che ci hanno insegnato, ho scoperto che qui in Europa avete avuto la rivoluzione francese, le lotte antifasciste, il sessantotto e tanto altro ancora. Che ne è stato di tutta quella storia? La rivoluzione francese come il risorgimento italiano e poi le lotte antifasciste dovevano servire a creare una borghesia seria, custode di diritti che aveva lei stessa inventato; LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATERNITA’. Come è stato che avete dimenticato? L’occasionale carità è tutto quello che resta?

E delle lotte più moderne? Quelle che hanno fondato la sinistra? Che ne è di loro? Quelli di noi arrivati qui nei primi anni 90, parlano che allora sembrava esserci una sinistra senza più partiti, a me pare che oggi ci siano brandelli di partiti senza più sinistra. E, francamente, mi pare peggio!

Volete sapere un mio sogno? Un diluvio di maestri e di politica. Sogno spesso una bambina, con la mia stessa pigmentazione della pelle, che faccia fatica a trovare abiti smessi ma che non abbia difficoltà ad avere buoni maestri, che le insegnino a leggere e a leggere e capire la costituzione. Sogno di non dover avere per forza una storia terribile da raccontare, perché vorrei che la mia storia fosse uguale alla vostra, come uguali fossero i nostri diritti e i nostri doveri.

Abbiamo certamente bisogno di voi, almeno quanto voi di noi.  E non perché finanziamo le vostre pensioni, cambiamo il pannolone alla nonna, vi vendiamo a 1 euro gli accendini ai semafori. Possiamo esservi utili perché siamo più giovani e abbiamo migliore memoria. Possiamo raccontarvi, come in una favola, la vostra storia, che noi abbiamo studiato e voi dimenticato.  Raccontarvi di quando lottavate per i diritti, per far togliere dai negozi di Torino o di Milano cartelli come “vietato l’ingresso ai cani e ai meridionali”, di quando avete avuto le lotte femministe, di cui oggi non c’è più traccia. Come è possibile che abbate effigi etrusche, vestigia romane e abbiate completamente rimosso la vostra storia di qualche anno fa?

A volte, non vi nascondo, guardandovi, viene il dubbio che quelle storie su di voi siano state inventate.

Volete che parliamo un attimo delle vostre paure? Sì? Voi non avete paura di noi ma del futuro. Del lavoro che manca, dell’insicurezza sul tempo che verrà, della condizione precaria dei ragazzi, della politica che non c’è e, quando c’è, sarebbe meglio che non ci fosse. Avete paura del terrorismo e siete spaesati dalla mondializzazione. Di questo avete paura, su questa paura avete suicidato la speranza. Pensateci un attimo: è su una speranza che si decide di far nascere un figlio, se la speranza muore, si evita di farne nascere. E poi forse si rinuncia, gradatamente, anche all’amore che potrebbe concepirli. Non compete a me sapere se abbiate o no ancora desiderio dei palpiti d’amore, so solo che un amore che non produce gioia, grazie e disponibilità alla vita, forse non è amore.

Siete molto occupati a scrutare la nostra fede, ma fate poco caso alle vostra, dove un curioso laicismo svuota le chiese e arricchisce sciamani, cartomanti, venditori di oroscopi e tarocchi. La nostra fede realizzata ha moltissime imperfezioni, ma solo qui da voi mi capita che qualunque ragazza conosca, dopo le prime due frasi la terza sia una domanda:” di che segno sei?” Ma davvero svuotate le Chiese per credere a questa roba?

Purtroppo la speranza non è come quegli abiti smessi: non possiamo farvi dono della nostra – se fosse possibile, molti di noi lo farebbero -, ma pensiamo di potervi aiutare a recuperare la vostra.

Ragazzi c’è molto lavoro da fare, ma io sono ottimista. Potete farcela. Accogliendoci nelle vostre vite, voi riaccogliete voi stessi, quel voi stessi a cui avete rinunciato tempo fa.

Ma dovete correre il rischio di accoglierci da pari. Lo so che non è facile, lo so. Ma il punto è tutto qui: la democrazia, la libertà, la parità, l’uguaglianza non si imprestano e, soprattutto, non c’è niente che gli somigli. O sono loro: vere, piene, disponibili e senza condizioni o non sono nulla.

Non ci sono mediazioni possibili, né scorciatoie, né stratagemmi di alcun genere: o ci volete come concittadini o ci volete come schiavi. In mezzo a questa scelta, non c’è niente.

(Testo di Fabrizio Molina)

Vedi qui il video del monologo

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