La nostra ‘visione del mondo’ e delle cose Posted dicembre 17, 2018 by nslgl.admin

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Relazione del presidente  Fabrizio Molina all’Assemblea di Nell, 15 dicembre 2018

Cari Amici, questa è la nostra Assemblea annuale ma è, soprattutto, l’Assemblea dei nostri vent’anni di attività. I nostri primi vent’anni e non si può dire che cadano in un tempo in cui le cose di cui ci occupiamo: le politiche migratorie, quelle sui diritti civili, l’educazione permanente dei giovani vista come pedagogia della libertà e della cittadinanza responsabile, il mondo delle periferie e le periferie del mondo siano soddisfacenti. Direi tutt’altro.

Ma prima di svolgere qualche riflessione in prossimità della fine dei nostri lavori, consentitemi di rivolgere un pensiero preoccupato a Silvia Romano, l’operatrice umanitaria rapita 26 giorni fa in Kenia. Provo orrore per quel rapimento, da padre mi viene da piangere e da urlare di rabbia cieca se penso alle sue notti fatte di paura, al tormento dei suoi genitori, dei suoi parenti, dei suoi amici. Io sono certo che Silvia tornerà, mi dispiace solo che quando tornerà si accorgerà che ci sono dei primitivi peggiori di quelli che l’hanno rapita, cioè quei farabutti di buon senso che hanno detto che un po’ se l’è cercata. Se l’è cercata? Si certo, se l’è cercata come se la sono cercata le donne violate, come i poveri che non hanno iniziativa, i disabili che ci marciano un po’. Ma chi siete Santo Dio!? Ci siete diventati o siete sempre stati così?

Siamo allibiti di fronte all’allentamento etico e morale che sembra prevalere e di cui pure dovremmo parlare, se non altro per cenni. Del decreto sicurezza o, per meglio dire, dal decreto contro le libertà civili e contro i migranti appena approvato, ne avete sentito parlare da Beppe, io dico solo due cose. Si abolisce la protezione umanitaria, si raddoppiano i tempi di trattenimento per i richiedenti asilo nelle carceri di accoglienza, si smantella il sistema di integrazione diffuso sul territorio, a partire dagli Sprar e, di riflesso e conseguenza, tutti i sostegni all’integrazione diffusa. Ma noi, pur mettendo le migrazioni al centro del nostro mondo, non crediamo che le migrazioni siano il centro del mondo. Il decreto ne combina diverse anche su altri terreni, di fatto disprezza la povertà e i bisogni di chi ci vive attorno, difende, per così dire, lo stereotipo delle villette di Bergamo, quelle di Vittorio Feltri nell’esilarante imitazione che ne fa Maurizio Crozza.

Questo Decreto non è sbagliato perché è di destra, è sbagliato perché incendia tutti i vascelli che abbiamo alle spalle, quelli della nostra civiltà: da un lato, come sostengono pressoché tutti i sindaci d’Italia, genera clandestinità a go-go, dall’altro incatena questo nostro popolo sfiancato e abbrutito alle sue paure, e queste catene servono a vincere le elezioni ma non a fare una politica e – ancora – essicca le falde d’acqua con cui quelli come noi cercano di insegnare ai ragazzi la civiltà della convivenza nelle sue molte declinazioni.

Ma il Decreto che porta il nome del ministro Salvini, è solo l’atto finale di un lungo processo degenerativo che rischia di rendere peggiore la nostra convivenza.

Ce lo ha detto il monologo introduttivo: siamo dei cattivi custodi delle nostre antiche vestigia ma almeno le custodiamo; come è potuto accadere che fino a vent’anni fa c’era una memoria condivisa su antifascismo, resistenza, democrazia e oggi sembra che queste parole non facciano più palpitare nessuno? Quello che trovo sconvolgente non è il decreto sicurezza in sé, trovo insopportabile tutto quello che lo ha determinato. Sembra questo un Paese che ha smarrito la propria Weltanschauung, (tra tante parole inglese spesso usate a sproposito, consentite che ne usi una tedesca che non è traducibile se non molto approssimativamente con “visione del mondo”; abbiamo perduto la nostra visione del mondo. Ha ragione Nanni Moretti: “ci sono forze che vengono votate non nonostante la violenza verbale ma proprio perché ne fanno uso”. Aggiungiamo noi che la solidarietà, l’umanità, la curiosità e la compassione sembrano essere bandite dal discorso pubblico.

Non possiamo restare neutrali di fronte a quello che accade. Prima però dobbiamo capire fino in fondo ciò che accade.

La verità è che noicome scrive Ezio Mauro -, consumiamo più paura di quanta una democrazia possa permettersi: e questo squilibrio determina scompensi politici, sociali, che tocchiamo con mano ogni giorno. La paura del migrante è la scusa, il tugurio buio nel quale nascondiamo le nostre vere paure: quelle del futuro, del precario presente, della modestia di chi detiene il nostro domani. Ma, dicono alcuni, i numeri sono numeri e i nostri sono numeri da invasione. Sicuri? E vediamoli questi numeri, visto che l’Italia pare avere una speciale predilezione per le spirali negative. Per la prima volta i nati sono meno degli ottantenni: al gennaio 2018, gli ottantenni residenti in Italia risultano essere 482 mila, mentre le nascite, durante il 2017, sono state 458 mila. Primato europeo…poi dicono che non eccelliamo più in niente! Tanto per fare un paragone, in Svezia e Gran Bretagna, i nati vincono 2 a 1 sugli ottantenni. E gli squilibri demografici non nascono da congiunture astrali o dall’andamento delle maree, indicano un Paese incatenato alla paura di non farcela, incapace di aspettarsi il meglio dal futuro, invecchiato nel proprio malumore, un Paese a cui da anni, governanti furbastri danno in pasto qualcosa da odiare.

Un Paese così declina, si trasforma in un vecchio gigante egoista che non sa vedere e dunque evitare la propria fine. Questa e non altro è la migliore scuola dei dittatori.

Ci avviciniamo, per questo impervio sentiero, al perché noi di Nell facciamo le cose che facciamo e ci occupiamo di giovani, di periferie, di neo-marginalità. Durante la mattina avete sentito gli interventi, nostri e dei nostri amici ospiti. Non starò a ripetere ciò che è stato detto, vorrei piuttosto provare a dire ciò che ci guida. Ciò che come e donne e uomini, ci rende impossibili voltarci dall’altra parte.

Ci guida il fatto che nella notte tra l’1 e il 2 dicembre scorsi, nella tendopoli di San Ferdinando, abbiano trovato il corpo senza vita di SURUWA JAITEH, un ragazzo di 17 anni approdato in quella tendopoli nella piana di Gioia Tauro per raccogliere pomodori. Morto di esalazioni e del fuoco che aveva acceso per difendersi dal freddo.

Ci guida Silvia Romano, la cooperante di cui ho parlato prima e che aspettiamo torni presto.

Ci guida il ragazzo di Bastogi, che è romano come noi e che dunque non puoi nemmeno pensare di rimpatriare

Ma ci guida anche la cocciuta speranza che abbiamo che non è vero che i tempi nostri erano migliori di questi e, se anche lo fosse, dirlo non serve a niente. Serve battersi, ogni giorno, per “costringere” i ragazzi a leggere di più, a studiare di più, a conoscere di più.

Perché solo così potranno avere le competenze per scrivere, di questo mondo qui, una storia diversa.

Devono sapere che esiste il Decreto Sicurezza, ma esiste anche il Global Compact for Migration, appena sottoscritto all’ONU da 190 Paesi, raggiunto nel 2016, che punta a raggiungere 23 obiettivi, tra cui la rete internazionale per l’accoglienza “sicura”. Il patto non è vincolante e, infatti, l’Italia si è ritirata, insieme all’America di Trump, ai paesi di Visegrad, a Israele, all’Australia.

I ragazzi che educhiamo devono conoscere il Decreto Sicurezza, il Patto per l’immigrazione dell’ONU e decidere se è questo il Paese che vogliono.

Ma ci guidano anche storie bellissime che occorre imparare a non lasciarci sfuggire: oppure il Premio Nobel per la pace assegnato pochi giorni fa a Danis Mukwege e Nadia Murad. Il Dr. Mukwege è un ostetrico ginecologo congolese, diventa un eroe suo malgrado la notte del 6 ottobre 1996, a Lemera, nella Repubblica Democratica del Congo quando nel suo ospedale irrompono i ribelli e fanno una carneficina, uccidono malati nei loro letti e compiono atrocità di cui mi vergogno a riferire. E lui guida una ribellione costante del suo popolo e conia la frase:” agire significa dire no”. Nadia Murad è l’attivista yazida, il popolo che ha subito il genocidio dell’ISIS ma non solo dell’Isis. Sognava di aprire un salone di bellezza, gli hanno massacrato i genitori, sei fratelli, tutti i figli dei fratelli. A 25 anni è diventata il simbolo della resistenza yazida.

Ma sapete chi sono gli yazidi? Una piccola sub etnia che vive in un quadrante di terra tra la Siria e la Terra Santa. Una minoranza etnica ma anche religiosa. Non sono musulmani, non sono cristiani, non sono ebrei. I fondamentalisti islamici li chiamano “adoratori del diavolo” e vivevano appartati e schifati da tutti, finché l’Isis non ha iniziato la pulizia etnica. Ma non sono adoratori del diavolo, gli yazidi sono una setta irachena, credono che Lucifero sia stato perdonato da Dio e che dio lo abbia rimesso a capo delle schiere celesti. Perché credono che dio sia così immensamente buono da poter sconfiggere il male assoluto e domarlo con il perdono. Cioè la vera, definitiva, vittoria di Dio.

E Nadia Murad è testimone di tutto questo. Capite cosa voglio dire? Noi dobbiamo ricordare sempre che dobbiamo insegnare ai ragazzi che sperare e sapere le cose è indispensabile, è una cosa buona, è la vera salvezza possibile.

Noi non ignoriamo il molto che non funziona ma facciamo gli educatori e fare gli educatori è incompatibile con il pessimismo e la disperazione. Noi, in fondo, a Bastogi, come a Torpignattara, come in tutte le cose fatte in questi vent’anni, coltiviamo speranza e proviamo a insegnare a sperare.

Cosa faremo l’anno prossimo: quello che ho appena detto. Sopportare difficoltà terribili per dare speranza ai ragazzi, continuare a fuggire da chi dice “ai miei tempi…”…ammesso che i nostri tempi fossero migliori di questi, vuol dire che questi sono peggiori anche per colpa nostra, per colpa di ciò che abbiamo fatto male, per colpa di ciò che non abbiamo avuto il coraggio di fare, ragione di più per agire senza darsi troppe arie da reduci dell’età dell’oro.

Si avvicina Natale ed io auguro a ciascuno di Voi tutto il bene del mondo, vi do appuntamento a dopo le feste se vi dovesse venir voglia di darci una mano e, consentitemi, con tutto l’amore che provo nel cuore di rivolgere un pensiero al nostro futuro. Viva Nessun Luogo è Lontano.

Fabrizio Molina

Guarda qui l’intervento

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