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di Vincenzo Pira

Nessun Luogo è Lontano condivide l’esperienza dei Centri Interculturali coordinandosi con altre associazioni (Armadilla, Celio Azzurro, Zero in condotta) e con i responsabili delle politiche sociali del Comune di Roma. Nella seconda metà degli anni ’90 la città di Roma si preparava al Giubileo del 2000 e promuoveva politiche di apertura e di gestione dell’accoglienza. La questione immigrazione non aveva, e non veniva narrata, con la drammaticità che ha assunto attualmente. Ma la lungimiranza di alcuni amministratori locali già aveva previsto l’importanza di organizzare spazi di confronto interculturale e di presidi, per favorire l’inclusione sociale di persone che arrivavano dai mondi poveri del pianeta.

Un coinvolgimento attivo di diverse entità, per rispondere a quale visione di città si voleva costruire per il nuovo millennio.

Una città in cui le persone vivranno in comunità separate, caratterizzate, nella migliore delle ipotesi, dalla coesistenza di maggioranze e minoranze con diritti e responsabilità diversificate, vagamente collegate fra di loro da reciproca ignoranza e stereotipi?

I Centri Interculturali sono nati per contrastare questa ipotesi e contribuire a creare una città dinamica e aperta, esente da qualsiasi forma di discriminazione e da cui tutti possono trarre benefici, che favorisce l’inclusione nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno.

Non ipotesi di integrazioni forzate, chiedendo ai nuovi arrivati di dimenticare i loro usi, costumi, tradizioni, ma spazi di libertà e di confronto in cui si cercano insieme nuove modalità per costruire comunità accoglienti nel rispetto e confronto di culture diverse.

I principi ispiratori

L’assunzione di criteri universalistici per il riconoscimento dei diritti dei minori è stata introdotta a partire da due elementi valoriali forti:

· l’applicazione alla realtà italiana delle norme previste dalla Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia, approvata in sede ONU nel 1989, ratificata dall’Italia nel 1991 e confermata nelle normative di quegli anni sulla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza;

· la tradizione della scuola italiana messa a punto già negli anni settanta nei confronti delle varie forme di diversità.

Ciò ha significato riconoscere che:

a) l’istruzione è un diritto di ogni bambino – quindi anche di quello che non ha la cittadinanza italiana – considerato portatore di diritti non solo come “figlio”, data la sua minore età, ma anche come individuo in sé, indipendentemente dalla posizione dei genitori e anche indipendentemente dalla presenza dei genitori sul nostro territorio;

b) l’istruzione scolastica è parallelamente un dovere, che gli adulti devono rispettare e tutelare, in particolare per quanto riguarda la scuola dell’obbligo;

c)  tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso, di riuscita scolastica e di orientamento.

Fino al 2015 sono state 22 esperienze che, seppure con tante difficoltà e con sempre meno risorse disponibili, hanno dato continuità a un processo educativo nuovo, valutato da tutti gli interlocutori coinvolti come positivo e da mantenere in vita. Presìdi di riferimento, per promuovere una convivenza civile, presidi democratici in cui trovare opportunità per risolvere insieme problemi di territori periferici troppo spesso assenti nella lista delle priorità amministrative.

Il ruolo sul territorio

Scegliere l’ottica interculturale è significato, quindi, non limitarsi a mere strategie di integrazione degli alunni immigrati, né a misure compensatorie di carattere speciale. Si è trattato, invece, di assumere la diversità come ricchezza nei processi educativi, come occasione per aprire l’intero sistema scolastico a una visione che sappia coniugare l’appartenenza alla propria comunità locale con quella di cittadinanza globale.

I Centri hanno assunto un ruolo di sensibilizzazione nel territorio sulle tematiche interculturali attraverso iniziative aperte al tessuto sociale, cittadino e non, e attraverso scambi e collaborazioni con enti pubblici e privati che operano nella città.

Per oltre vent’anni i Centri Interculturali sono stati a Roma degli importanti luoghi di incontro e scambio, che hanno permesso la realizzazione di rapporti di fiducia reciproca tra le varie famiglie coinvolte, tra queste, l’equipe educativa e il tessuto territoriale di riferimento, dando origine a una rete relazionale ed affettiva che facilita l’inserimento sociale, prevenendo l’isolamento e l’emarginazione che potrebbero portare a comportamenti antisociali o devianti.

Negli ultimi anni le politiche sull’immigrazione hanno perso di vista questi principi e assunto un carattere emergenziale e un’attenzione prioritaria ai temi della sicurezza e alla prima accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo.

Servono scelte strategiche

La scelta di privilegiare questo approccio ha causato una forte diminuzione delle risorse a interventi che favoriscono l’inserimento sociale, e lavorativo e, nell’ambito dei minori, la graduale chiusura di quasi tutti i centri interculturali o la loro sopravvivenza precaria e sofferta grazie a lavoro volontario.

Per anni il coordinamento formato da Nessun Luogo è Lontano, Armadilla, Celio Azzurro e Zero in condotta ha denunciato tale situazione come ingiusta, miope e auto lesionista, ma le risposte dei governi municipali e di Roma Capitale non sono state, finora, adeguate alla situazione di crisi che i centri stanno affrontando.

Ma non ci si può rassegnare né subire tale situazione. Occorre reagire e continuare ad insistere per riportare i Centri Interculturali per minori al centro delle politiche delle amministrazioni di prossimità, della città di Roma e della Regione Lazio.

In questo difficile cammino è consolante comunque vedere il convinto sostegno non solo dei minori che frequentano i Centri, delle loro famiglie, delle scuole che loro frequentano, ma anche di tante persone che conoscono da anni l’importanza, la qualità e l’intensità del lavoro svolto.

È importante che la perdurante crisi di sistema che vive il Paese non debba assolutamente comportare la rinuncia a mantenere e rafforzare l’impegno su temi cruciali come le politiche e gli interventi in favore dei minori e che anzi occorra, proprio nella presente fase, dimostrare di saper rinnovare e riconfermare scelte alte e strategiche su aspetti essenziali: superare le emergenze e investire su strategie a medio termine con capacità e efficacia.

Rinnovare le obsolete norme che riguardano l’immigrazione, pretendere che i diritti umani di tutti siano rispettati e riconoscere cittadinanza a chi, solo perché di origine  straniera, né e da troppo tempo escluso.

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