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I giovani chiedono risposte impegnative, non facili e deresponsabilizzanti. lo testimonia un disagio pesante, denso di atti e scelte sbagliate.

 

 

Quando si sentono o leggono notizie come questa: “Taranto, segregato in casa e picchiato a morte: 66enne vittima di una baby gang- L’uomo deceduto tre giorni fa in seguito al ricovero in ospedale, dopo essere stato trovato dagli agenti di polizia legato ad una sedia in casa“, la reazione emerge spontanea: bisogna essere più severi, le pene devono essere esemplari, appunto, perché facciano da esempio a chi volesse ripetere – nelle stesse condizioni – le ignobili gesta. E giù discussioni sulla gioventù di oggi, sulla mancanza di testimonianze positive, sulla malaeducazione e sulle responsabilità degli adulti. Tutto vero. Tutto in una certa misura condivisibile e plausibile.

Ma, ci sia consentito dirlo, non privo di una potente dose di ipocrisia. Perché viziato, alla prova dei fatti, di non pochi errori e dimenticanze: lo scarso investimento sulla scuola; il sempre più forte depauperamento delle organizzazioni di base (associazionismo di Terzo settore e no) le uniche che in molti territori si affannano e recuperare il terreno perso con i giovanissimi da scuola e famiglia; e di converso la valorizzazione di certi modelli di virilità violenta che assecondano e incentivano la forza bruta e non di rado la violenza; lo screditamento della cultura (con la quale si può anche non mangiare, ma – di certo – si vive meglio), dei libri, del pensiero, dell’arte; e, ancora, di converso la ipervalutazione degli interessi privati, del successo, dell’arricchimento (unico valore di fortunate operazioni?), della furbizia, dei rapporti inquinati dal malaffare e così via.

C’è un dato, emerso recentemente, che turba non poco. Ed è questo: l’Istat, ha fatto una ricerca sul SENSO CIVICO: ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI DEI CITTADINI NELLA VITA QUOTIDIANA”.

Cosa mi ha un po’ inquietato? Il fatto che a giudicare con più tolleranza (o con meno gravità) diversi “comportamenti incivili” (come deturpare l’ambiente con i rifiuti, guidare senza rispettare le regole, chiedere raccomandazioni per un lavoro, non pagare le tasse, eccetera…), siano sempre di più i giovani dai 14 ai 24 anni, che gli adulti. Per carità, non vuole dire molto, forse… (ma bisogna tenere presente che l’Istat, non fa semplici sondaggi, ma vere e proprie ricerche su migliaia e migliaia di intervistati.). In particolare mi sorprende che a pensare “La corruzione è inevitabile”, sia quasi il 30 per cento dei 18-24enni contro il 25 quasi degli ultra 65enni. Ma non erano gli adulti ad essere più cinici visto che sanno “come va il mondo”? E la voglia di credere in un mondo migliore, la ribellione? Nota di cinismo che non mi aspettavo di trovare nei giovani. E così? Qualcuno mi corregga…

Ecco allora l’importanza di tornare a parlare di valori, della “vera rivoluzione possibile”, da sollecitare con gli strumenti giusti (no, non chiamiamole armi…): l’educazione, innanzi tutto. Insomma parlare e confrontarsi delle sfide, delle possibilità, della dura fatica che facciamo in quartieri impegnativi – diciamo così, non critici, perché tutti, ovunque, ormai lo sono – di Roma, ma anche della bellezza di operare su un fronte (quello educativo/formativo) sempre più indebolito, depauperato, screditato perché ritenuto dai più inutile. Salvo ricordarsene quando esplodono gesti incomprensibili dalla normalità.

Ecco di tutto questo e di altro ancora vogliamo parlare il 4 maggio prossimo.

E vogliamo farlo con il contributo di tutti, esperti e no, addetti ai lavori e “semplici” educatori. Perché il confronto sia pronto anche alle critiche, ma ricco di speranza. Progetti e idee non mancano: si tratta – come sempre – di trovare braccia e mani per renderli carne e sangue.

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