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Di Fabrizio Molina

Roma – Università Pontificia Salesiana.4 maggio 2019. “L’educazione: la rivoluzione possibile. Sintesi dell’intervento conclusivo del presidente

 

In fondo, l’idea che sta dietro a questo convegno è molto semplice: da tempo, come Nessun Luogo è Lontano, abbiamo fatto ogni sforzo per spiegare a chiunque potevamo che l’emergenza educativa nel nostro sistema occidentale, e nel nostro Paese in particolare, è un bisogno primario che nasce da una “carestia” senza precedenti, in cui le trasformazioni che stiamo vivendo, ad esempio sotto il profilo tecnologico e degli assetti sociali, non sono state accompagnate da un coerente, collegato e armonico sviluppo di consapevolezza che consentisse alle persone adulte, ai genitori, agli insegnanti, agli educatori in genere, di capire fino in fondo cosa stesse succedendo e quindi progettare se stessi all’interno di una società che cambiava e cambia.

Il “blocco motore” occorso alla generazione di mezzo, ha reso confusa, spesso ondivaga e contraddittoria, la missione educativa di cui sono/siamo stati e siamo investiti. Sembra cioè essersi spezzato il filo che tiene insieme il procedere delle generazioni, il quale, ovviamente, non di rado procede per salti e crisi – pensiamo ad esempio alle proteste giovanili del 68 –, ma che mai come in questo periodo ha avuto nell’assetto generazionale un effetto bomba, desertificando grandi aree di comunicazione intergenerazionale, addirittura creando lingue diverse che non comunicano e non si capiscono e comunque che non hanno alcun ideale o orizzonte da condividere. Non perché non vogliano, semplicemente perché non sembrano avere, né i giovani né i vecchi, alcun orizzonte da perseguire, né insieme né divisi.

Ma è davvero così? Su questa domanda, noi che facciamo gli educatori per scelta di campo, abbiamo voluto capire, confutare le nostre stesse tesi, perché siamo in fondo convinti che i compiti dell’educatore e una visione pessimista della vita, non siano compatibili.

E allora siamo andati “dal medico”. Rivolgerci alla struttura universitaria salesiana, il cui carisma è quello educativo, ha rappresentato la nostra esigenza di voler capire. Su loro stesso consiglio – e con il nostro coraggio – abbiamo scelto di analizzare la situazione partendo da noi, dai servizi che animiamo, da ciò che facciamo. Da quanto dobbiamo cambiare. E abbiamo offerto, non senza paure e percezione di fragilità, noi stessi al desiderio di capire e correggere. Ne è nata una ricerca su due aree della capitale in cui siamo presenti: Bastogi e Torpignattara.

I risultati sono stati esposti nel Convegno del 4 maggio (vedi l’articolo pubblicato qui in basso con allegati i dcoumnetiprodotti) e hanno fatto da base per gli interventi di autorevoli relatori che ringrazio tutti e ciascuno dal più profondo del cuore.

Non ci è sembrato francamente esagerato definire l’educazione “l’ultima rivoluzione possibile?”. Abbiamo affrontato questa vicenda con il piglio di chi vuole fare la rivoluzione: prima di tutto mettendo noi sotto il microscopio e non gli altri, tipo la società, la politica, la famiglia e così via.

Credo che questa coerenza sia stata apprezzata dall’Università; cionondimeno noi di Nessun luogo è Lontano esprimiamo la più fraterna gratitudine all’Università pontificia salesiana la quale, per decidere se fare o meno questo viaggio insieme, non ha guardato a quanto fossimo grandi, ma alle nostre idee e motivazioni. Altra rivoluzione.

A loro il nostro più sentito grazie; a tutti la conferma di una scelta di campo che ci fa sostenere che il cammino dei Tempi Nuovi è sempre durissimo, ma che noi, acciaccati e imperfetti come siamo, non faremo mancare la nostra presenza attiva e sobillatrice di intelligenze.

Fabrizio Molina,

Presidente Nessun Luogo è Lontano

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