0

di Bianca Pistorio

Per molti anni i servizi d’integrazione per i bambini stranieri hanno spesso avuto come fulcro delle attività l’insegnamento della lingua italiana, al fine di abbattere eventuali barriere linguistiche. Oggi la sfida dell’integrazione è cambiata: la maggior parte dei bambini “stranieri” del nostro progetto (dai 3 ai 6 anni) parla italiano (e romanesco pure!) ma ci troviamo comunque di fronte alla necessità di comprendere come lavorare per l’integrazione e l’inclusione di ognuno.
Molte delle attività da noi proposte utilizzano la narrazione come strumento di confronto e crescita e la scelta dei testi non è lasciata al caso. L’utilizzo dei silent book, nei laboratori #emozionarrazioni e nei momenti di #letturacondivisa, di #letturabambinadulto, ci offre una molteplicità di risorse: la prima, la più convenzionale, supporta sempre l’azzeramento delle barriere linguistiche.

Prendiamo il libro “Insieme con papà”, attualissimo moderno racconto sul rapporto bambini-giochi-tecnologia. Che io parli italiano, arabo, rumeno o cinese, comprenderò il racconto attraverso le immagini. Finita la lettura, lo passerò allo “straniero” accanto a me che, guarda caso, coglierà lo stesso principale significato del racconto (che non diciamo qual è! Altrimenti che invito alla lettura sarebbe?!). Si tratta di una condivisione potente: qualunque sia la nostra lingua, capiamo e sorridiamo “leggendo” questo libro. Perché lo capiamo, senza bisogno di parole. E siccome, quando capisco che l’altro capisce ciò che capisco anch’io, l’altro diventa un po’ meno straniero, ecco che ho messo un tassello per l’integrazione che speravo.

Un’altra risorsa propria dei silent book è sempre legata al suo essere “libri senza parole”: se non c’è testo, ecco che anche un bambino di quattro anni si percepisce come un lettore competente. Non necessito di alcuna pre-alfabetizzazione per godere della “lettura” di un silent book. E qui va fatta una precisazione, che a volte sfugge: i libri senza parole e pieni di immagini non vengono semplicemente sfogliati dai bambini, vengono “letti”, nella misura in cui “leggere” significa decodificare un messaggio rappresentato: leggere in quanto scoprire pensieri, intenzioni, sentimenti altrui da sguardi, aspetto, segni esteriori; leggere come riconoscimento di una configurazione di segni, più o meno convenzionali, dai quali ricavare elementi e dati necessari alla comprensione di ciò che viene narrato. Sfogliare è un’azione manuale, leggere è un atto cognitivo: i bambini leggono i libri senza parole, a volte anche più approfonditamente di quanto un adulto distratto possa saper fare. E mettere tra le mani di un bambino di tre o quattro anni un tale strumento di lettura significa cominciare a supportarlo nella sua capacità di comprendere il mondo ed i suoi abitanti, il che significa lavorare per l’integrazione di tutti.

Altra risorsa della nostra selezionata e mirata bibliografia di silent book è generata dall’interculturalità degli autori: Bruna Barros, autrice di Insieme con papà, è brasiliana; Guojing, autrice di Il figlio unico (altro magistrale silent book) è cinese; Laurent Moreau, autore di A che pensi?, è francese; Mandana Sadat, autrice di Oltre l’albero, è metà belga, metà iraniana; Lucia Salemi e Silvia Vecchini, autrici rispettivamente di La Zattera e Una cosa difficile, sono italiane… e così via. Un giro del mondo, in immagini, senza parole. Un modo semplice ed immediato per fare intercultura essendo interculturali.
Piccoli passi per accogliere le differenze e condividere le similarità: perché la vera finalità dell’integrazione e dell’inclusione non è renderci uguali ma riconoscerci simili.

Leave a Comment