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by Redazione

Ho preso sonno verso le 7 di mattina. Tutto ho seguito. Le dirette, i commenti, le interviste, i primi piani su chi urlava, chi piangeva, chi sorrideva incredulo. Le dirette di Radio radicale, i professori noti e sconosciuti di Sky 24: dai primi timidi accenni di Ballarò, passando per le speranze fondate di La 7, fino al tripudio di Omnibus. Persino Michele Cucuzza su Uno Mattina, mi è sembrato meno superfluo del solito. Non ho digerito, non lo digerisco mai, solo Gianni Riotta, fin lì proprio non ci arrivo. Quando lo imita, nemmeno Marcorè riesce a farmi ridere.
Mi sono appisolato nemmeno mezz’ora e squilla il telefono, è la Gelmini che mi urla “ abbiamo vinto. Lo ritengo un premio per la mia riforma della scuola”. Emetto solo un grugnito, mi scuso se risulto assonnato e riattacco. Squilla ancora, è Bondi. Ha appena finito di rigovernare la cucina di Arcore, dove il cuoco Michele ha cotto indimenticabili manicaretti per una cena tra il cavaliere e Apicella, stanno lavorando all’ultimo disco.

Ciaonè, 5 novembre 2008

Ho preso sonno verso le 7 di mattina. Tutto ho seguito. Le dirette, i commenti, le interviste, i primi piani su chi urlava, chi piangeva, chi sorrideva incredulo. Le dirette di Radio Radicale, i professori noti e sconosciuti di Sky 24: dai primi timidi accenni di Ballarò, passando per le speranze fondate di La 7, fino al tripudio di Omnibus. Persino Michele Cucuzza su Uno Mattina, mi è sembrato meno superfluo del solito. Non ho digerito, non lo digerisco mai, solo Gianni Riotta, fin lì proprio non ci arrivo. Quando lo imita, nemmeno Marcorè riesce a farmi ridere.
Mi sono appisolato nemmeno mezz’ora e squilla il telefono, è la Gelmini che mi urla “abbiamo vinto. Lo ritengo un premio per la mia riforma della scuola”. Emetto solo un grugnito, mi scuso se risulto assonnato e riattacco. Squilla ancora, è Bondi. Ha appena finito di rigovernare la cucina di Arcore, dove il cuoco Michele ha cotto indimenticabili manicaretti per una cena tra il cavaliere e Apicella, stanno lavorando all’ultimo disco.

“Senti se ti piace la poesia di lode alla moglie di Obama che ho appena scritto“. Io lo mando a cagare e lui rimane male. Appoggio il ricevitore e a quel punto si scatena l’inferno. Chiamate di gioia mi arrivano da tutte le parti: la Santanchè, i neofascisti di Casa Pound che urlano di gioia perché finalmente vince il “potere nero”, Cicchitto che è appena tornato dal bar all’angolo con i cornetti per la signora Veronica, la Carfagna che mi dice… vabbè, questa la tengo per me. Un fiume in piena, che tutto raccoglie, travolge, sradica. Alla fine, saranno ormai quasi le 8, telefona lui, Berlusconi; dire che sono emozionato è poco. “Uè pirletti – mi fa- hai visto? Abbiamo vinto. Altro che il Veltroni, che avrebbe votato Nixon o il Rutelli che voleva vincesse Pat Buchanan. Il futuro siamo io e quel negher lì di Obama”. Resto di sale, provo ad obiettare. Ha già riattaccato.

Ciaonè, 5 novembre 2008


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