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Rifugiati: Roma, città aperta. Ma la situazione è critica…

by Redazione

Rifugiati: “A Roma in 7 mila abitano ricoveri di fortuna e case occupate”: un dossier della Caritas, presentato in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, analizza la situazione della capitale. Se ne parla in questo artiocolo apparso sul sito www.romatoday.it

Roma, 20 giugno 2014 – Settemila richiedenti asilo e rifugiati che vivono in ricoveri di fortuna, stabili occupati e accampamenti informali. Tra loro anche donne e bambini. Una situazione esplosiva, “emergenziale”, quella degli immigrati nella Capitale, descritta nel dettaglio, in occasione della Giornata del Rifugiato, da un dossier presentato dalla Caritas di Roma.
I LUOGHI DEGLI INSEDIAMENTI – I principali “insediamenti spontanei” presenti in città sono a Ponte Mammolo, un grande agglomerato esistente da prima del 2000, localizzato in una zona periferica ma nei pressi della stazione metropolitana. All’interno coesistono gruppi di persone appartenenti a diverse nazionalità: eritrei ed etiopi, latinoamericani (ecuadoregni), marocchini, persone dell’Est europeo (ucraini, russi, moldavi), montenegrini (primi occupanti dell’insediamento) e un gruppo di bengalesi. L’insediamento è letteralmente suddiviso in “blocchi” e nell’ultimo anno il numero degli abitanti è passato da 120 a più di 250 (con punte massime di 400) e con una forte prevalenza di eritrei transitanti, tra cui molti minori non accompagnati.
Poi c’è il Romanina “Selam Palace”, un’occupazione dell’edificio di sette piani ex Enasarco, che ha ospitato anche la Facoltà di Lettere dell’Università Tor Vergata. Qui sono presenti etiopi, somali e sudanesi. Nell’ultimo anno la popolazione presente è pressoché raddoppiata (nel 2012 erano circa 700 persone) anche se il numero reale delle presenze è difficile da individuare perché ci sono continui arrivi e partenze. Alcune associazioni stimano anche 2 mila presenze.
A via Collatina in un edificio di sette piani occupato nel 2004 trovano riparo circa 600 persone stabilmente, con punte di 900 nei mesi invernali. Le presenze prevalenti sono quella etiope ed eritrea, diversi i nuclei familiari con bambini piccoli. Da qualche mese è stato occupato anche un grande stabile in Piazza Indipendenza dove sono presenti circa 500 persone in stragrande maggioranza eritrei.
I CENTRI DI ACCOGLIENZA – “Le risposte messe in campo per superare la crisi degli arrivi seguita alla primavera araba e i flussi straordinari degli ultimi mesi sono stati occasione per potenziare in Italia un Sistema di accoglienza (Sprar) che, seppur non ancora capace di risposte sufficienti per tutti quelli che richiedono protezione, rappresenta una misura coordinata e strutturata” denuncia il dossier.
A ROMA IL 20% – Per quanto riguarda la città di Roma, si legge, “il Comune ha messo a disposizione dal 1 marzo 2014, 2.581 posti (circa il 20% del totale nazionale), in centri di accoglienza, tra cui il Ferrhotel e Monteverde” gestiti appunto dalla Caritas. Ma gran parte di queste strutture deve essere ancora aperto, perchè in molti casi non è stata firmata la convenzione. Una situazione esplosiva, “così complessa ha acuito le già difficili condizioni abitative dei protetti internazionali, facendo emergere in maniera ancora più evidente il fenomeno delle occupazioni già molto diffuso a Roma”.


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