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Beato il popolo che non ha bisogno di eroi : cooperanti e aiuti umanitari

by Redazione

di Vincenzo Pira – Armadilla Onlus

Si ripete la tragica liturgia che occorre che succeda qualcosa di tragico affinché la cooperazione internazionale umanitaria, arrivi nelle prime pagine dei giornali. La morte di Giovanni Lo Porto e di Warren Weistein in Pakistan, a causa della guerra globale contro il terrorismo, richiama l’attenzione sul mondo dei cooperanti e della necessità di allargare lo sguardo verso confini geograficamente più lontani. Di fronte a tali tragedie, che coinvolgono più direttamente le famiglie e gli amici delle persone scomparse (“il dolore degli altri è sempre dolore a metà…”) per qualche giorno si celebrano la generosità e la dedizione dei volontari e cooperanti con panegirici che spesso dimenticano l’essenziale che la vita dei cooperanti voleva testimoniare. Doveroso ricordare altri due italiani sequestrati da terroristi in Siria e Libia: padre Paolo Dall’Oglio e Ignazio Scaravilli che ci auguriamo possano tornare al più presto in libertà.

Si continua a sottolineare la generosità personale, il grande valore del volontariato, la volontà di aiutare chi soffre… L’aiuto, la carità, l’assistenza.

Purtroppo si parla poco e non si riesce ad attirare l’attenzione su ciò che come cooperanti riteniamo più importante. Il rispetto dei diritti umani in ogni latitudine e una lotta efficace contro tutte le povertà umilianti.

La cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari sono settori in cui vi è bisogno di professionalità, di rigore progettuale, di impegno scientifico e politico. Di capacità di analisi e di denuncia di omissioni e carenze (critiche e autocritiche) della comunità internazionale e del mondo delle agenzie che operano in questo settore.

Il diritto di ricevere e offrire assistenza umanitaria è un principio fondamentale di cui devono godere tutti i cittadini di tutti i paesi. Come membri della comunità internazionale, riconosciamo il nostro obbligo a fornire assistenza umanitaria dovunque sia necessaria. Quindi la necessità di accesso senza alcun ostacolo alle popolazioni colpite è di importanza fondamentale nell’esercizio di questa responsabilità.

Gli aiuti umanitari in aree di gravi emergenze provocate da guerre o catastrofi naturali sono una parte significativa, ma non unica, della cooperazione internazionale.

La lotta alla povertà e il rispetto di tutti i diritti umani, in ogni latitudine, sono obiettivi che orientano il lavoro degli operatori e la componente essenziale per costruire un mondo diverso dall’attuale.

– circa 850 milioni di persone nel mondo non dispongono di cibo a sufficienza per condurre delle esistenze normali, sane, attive;

– più di 850 milioni sono analfabete;

– un miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua potabile;

– circa 2,4 miliardi di persone non dispongono dei servizi sanitari essenziali;

– quasi 325 milioni di bambini e bambine non frequentano le scuole elementari;

– 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età muoiono ogni anno per cause evitabili;

– circa 1,2 miliardi vivono con meno al di sotto della soglia della povertà estrema indicato dalle Nazioni Unite.

Per risolvere questi problemi la questione della quantità delle risorse è di vitale importanza.

Ci vergogniamo ormai per le troppe volte che lo denunciamo. Purtroppo inutilmente.

Le risorse promesse non arrivano. Gli impegni presi non vengono mantenuti né dagli stati né dalle entità internazionali preposte a ciò.

I governi dei paesi ricchi hanno assunto l’impegno di destinare lo 0,7 % del PIL a questo settore; finora solo alcuni paesi del nord Europa (con un PIL limitato) hanno rispettato tale impegno. Gli altri sono molto distanti da tale percentuale (con una media di circa lo 0,3 % del PIL) e paesi come gli Stati Uniti e l’Italia non arrivano allo 0,2 %. L’impegno dell’Europa è comunque di arrivare allo 0,7 % del PIL nei prossimi tre anni.

Alle istituzioni, gli operatori della cooperazione internazionale non chiedono solo riconoscimenti di stima (spesso tardivi) ma anche impegno politico concreto per rilanciare la cooperazione e risolvere i problemi di gestione. Tempo fa un direttore di un giornale ha promesso due schiaffi ai figli nel caso chiedessero di lavorare in progetti di aiuti umanitari in aree di crisi. Noi chiediamo il rispetto dei principi che abbiamo enunciato e riconoscimento del servizio sociale che i cooperanti svolgono anche in nome dello Stato.


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