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I medici possono denunciare i clandestini: la strategia dell’instabilità

by Redazione

I medici possono denunciare i clandestini: la strategia dell’instabilità

Il 5 febbraio in Senato è stato approvato il cosiddetto Disegno di legge sicurezza.
Tra le diverse norme previste dal provvedimento che indubbiamente segnano un’involuzione nel percorso di governance del fenomeno migratorio, particolare sconcerto suscita l’abolizione dell’articolo 35, comma 5, del Testo Unico sull’Immigrazione.
La diposizione sancisce il diritto del cittadino straniero irregolare di accedere alle strutture sanitarie e il principio di «non segnalazione alle autorità» della condizione di irregolarità da parte del personale medico.

Il disegno di legge continua ora il suo iter legislativo approdando alla Camera dei Deputati.
Nessun luogo è lontano si rivolge alla maggioranza affinché non si proceda su questa strada e all’opposizione perché si mobiliti con tutte le forze necessarie affinché si respingano queste norme.

L’eliminazione del principio di «non segnalazione alle autorità» rappresenta innanzitutto la violazione di diritti umani fondamentali: il diritto alla salute, il diritto alle cure mediche, il principio di non discriminazione.
L’art. 32, comma 1, della Costituzione recita: «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».

L’abolizione del divieto di denuncia da parte dei medici può, inoltre, determinare un allontanamento degli stranieri irregolari dal circuito legale della sanità, temendo questi di essere denunciati.
Le conseguenze di ciò possono essere drammatiche, disastrose; preoccupazione condivisa dal personale medico, dalla società civile, dalla Chiesa e trasversalmente da esponenti del mondo politico appartenenti agli opposti schieramenti.

Si paventa la creazione di una sanità clandestina e parallela a quella pubblica, con il ricorso a forme alternative di cura inadeguate e mercati illegali che potrebbero sfruttare anche economicamente la situazione. Ma non solo.
Scoraggiando il ricorso alle strutture del Servizio sanitario nazionale, si può, altresì, favorire la diffusione di malattie infettive nel Paese. C’è, infatti, il rischio che alcune patologie non vengano diagnosticate tempestivamente e/o trattate opportunamente con esiti devastanti per la salute del migrante, ma anche con possibili, incalcolabili danni per l’«interesse della collettività» per possibili epidemie nel caso di malattie contagiose.

L’approvazione di questa norma, e in genere di tutto il provvedimento, è chiaramente  contrario all’obiettivo a cui, apparentemente, si tende: la sicurezza.
Le forze di governo parlano di controllo, di repressione e contrasto dell’immigrazione clandestina, ma in realtà si coltiva la “strategia dell’instabilità”, si fomentano le tensioni sociali e le insofferenze razziali, con conseguenze irrimediabili per l’intero Paese.
Queste azioni e gli effetti ad esse sottesi, consentono due sole possibili spiegazioni: un cronico e colpevole dilettantismo demagogico (quello che Pisanu definisce le “voci delle osterie padane”) o – e questo sarebbe ancora più inquietante – l’adozione di politiche che senz’altro porterebbero a disastri che verrebbero attribuiti agli “altri”. Bisogna contrapporre alle patologie del sistema una cultura della legalità ancora più forte che nel prevedere misure di lotta alla clandestinità coniughi politiche di accoglienza e di rispetto di fondamentali principi democratici e costituzionali.

9 febbraio 2009


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