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E se la piantassimo qui?

by Redazione

Morire per rinascere a qualcos’altro è dura, lo capisco. Nel senso che smettere con le cose di sempre che sono parte fondamentale di ciò che siamo, non è impresa da poco. Si tratta di fare una rivoluzione che, essendo interiore, è la più difficile.
Tutto questo preambolo per dire che, forse, dovremmo almeno provare ad immaginare la nostra vita senza Sanremo. E’ un’impresa gigantesca, ma possiamo farcela!

Ciaonè, 27 Febbraio 2008

Morire per rinascere a qualcos’altro è dura, lo capisco. Nel senso che smettere con le cose di sempre che sono parte fondamentale di ciò che siamo, non è impresa da poco. Si tratta di fare una rivoluzione che, essendo interiore, è la più difficile.
Tutto questo preambolo per dire che, forse, dovremmo almeno provare ad immaginare la nostra vita senza Sanremo. E’ un’impresa gigantesca, ma possiamo farcela!

Le nostre vite di donne e di uomini sono costellate di incontri incerti e addii certi: durante il cammino perdiamo l’innocenza, la castità, gli amici, la giovinezza, la mamma e il babbo, talvolta la speranza, quasi sempre le illusioni. Eppure non esitiamo a cercare ancora, ad aspettare, perfino a sperare. E tutti questi addii sono, a volte, appena alleviati da appuntamenti con l’amore, con l’amicizia, con certe mète raggiunte o raggiunte in parte. Per la maggior parte dei casi, il bilancio di qualunque cambiamento, alla lunga, è sempre un po’ in passivo: tranne per Mastella, Dini e quel pacioccone del senatore De Gregorio.

Non pensate che io voglia rendervi malinconici, tutt’altro. Chiedendovi di ragionare su cosa siamo in grado di tollerare, vorrei riuscire a darvi il coraggio di sperare che Sanremo finisca, come è finita l’epopea dei Sioux, com’è finito il potere di Genserico, com’è finita la Comune di Parigi.
E com’è finita la pietra focaia: tutto è stato utile, ma se provassimo a passare ai fiammiferi?

Ciaonè, 27 Febbraio 2008


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