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I Diritti inviolabili e il principio di uguaglianza

by Redazione

Lunedì pomeriggio il nuovo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto il suo primo discorso alle Camere.

È stato un appello all’unità, al reciproco riconoscimento e alla “limpida convergenza”  delle forze politiche su alcune importanti questioni. Il Capo dello Stato ha, poi, toccato i temi delle riforme istituzionali, del sociale e della laicità dello Stato, ribadendo più volte il suo impegno alla assoluta imparzialità. Ha sottolineato la  priorità europea, affermando che “ l’Europa è per noi italiani una seconda patria”. Ha ribadito l’importanza della lotta al terrorismo di matrice fondamentalista islamica, che se deve essere condotta senza esitazioni ed ambiguità, non deve però “offrire  a questo insidioso nemico il vantaggio di una nostra concessione alla logica di uno scontro di civiltà”, e l’essenzialità del dialogo tra culture e religioni diverse.

Nel richiamare i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione ha, altresì, parlato dei diritti inviolabili dell’uomo e del principio di uguaglianza “senza distinzioni di sesso, razza, lingua o religione che si integrano e completano nella Carta europea aperta ai nuovi diritti civili e sociali”. Diritti che devono essere riconosciuti a tutti anche ai cittadini stranieri che vivono nella nostra comunità e che contribuiscono alla sua prosperità.

Nelle parole del neo Presidente c’è, quindi, un chiaro riferimento all’importanza dell’apporto dato dagli stranieri allo sviluppo economico, sociale, culturale del nostro Paese e a come essi siano ormai parte integrante ed imprescindibile della nostra società.

È indubbio che il fenomeno immigratorio non è più un fenomeno “passeggero” da affrontare con misure provvisorie ed emergenziali come è stato in passato. I  circa 3 milioni di stranieri che vivono nel nostro Paese, i 360 mila bambini che frequentano le nostre scuole rappresentano una realtà che non può essere né ignorata né sottovalutata e men che meno gestita con politiche approssimative obbedienti spesso ad una logica repressiva e comunque inadeguate a dare risposte organiche ad un fenomeno così rilevante. La domanda di lavoro straniero è ormai  strutturale alla nostra economia, il 6% del Pil nazionale dipende dal loro contributo e le loro dinamiche demografiche, in assenza di politiche continentali ed efficaci sulla natalità, finiscono con il rappresentare un “antidoto” di natura empirica  al progressivo invecchiamento della popolazione italiana.

Un contributo indispensabile, quindi, che non può essere scisso dal riconoscimento dei diritti fondamentali, diritti civili e politici, come il diritto di voto, che devono essere garantiti incondizionatamente e indipendentemente dal sesso, dall’etnia, dalla lingua, dalla religione per consentire la piena realizzazione della dimensione umana di ciascun individuo nonché la costituzione di un effettivo Stato democratico e liberale.

                                                                                                              Maria Carla Intrivici

(17 maggio 2006)


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