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La crisi impone nuovi modelli di pensiero, per capire mondo e città in trasformazione

by Redazione

Arrivano i primi contributi di commento al nostro DOCUMENTO ASSEMBLEARE. Ecco quello  di un caro amico, Vincenzo Pira, presidente di Armadilla, che volentieri pubblichiamo

 

Carissimi amici di Nessun Luogo è Lontano, vi ringrazio dell’invito a partecipare alla riflessione in vista della vostra Assemblea annuale e della programmazione del prossimo futuro.

Ho letto con interesse il documento “Dalla crisi l’occasione per rinnovarsi” e mi permetto di inviarvi alcune mie riflessioni che spero possano essere utili al dibattito. Concordo nell’analisi che il documento fa indicando nella frattura tra “questione sociale” e “questione democratica” buona parte delle cause della profonda crisi che stiamo attraversando.

Una crisi che impone anche la ricerca di nuovi paradigmi per capire un mondo e una città in profonda trasformazione. Vi è un grave problema di legittimità delle istituzioni e della rappresentanza politica collegate a una diffusa sfiducia generale,  all’aumento della precarietà, alla perdita del valore d’acquisto di salari e pensioni, e ciò esaspera l’individualismo e la richiesta di certezze. Si auspica l’arrivo di leader decisionisti, carismatici, che prendano decisioni. Non importa se queste risolvono strutturalmente i problemi. E’ sufficiente avere la percezione che non si viva nell’anarchia o in balia delle lungaggini burocratiche o di veti posti da interessi spesso contrapposti.

Non vi è più una attenzione al bene comune inteso come interessi condivisi da tutti i cittadini di una comunità, di un territorio, di una nazione. Dell’umanità.

Prevale, oggi, una cultura individualistica, molto spesso egoista, che porta ad esasperare gli interessi particolari di individui, gruppi di potere, togliendo spazio alle possibilità di aggregazione sociale e comunitaria, aspettando, il più delle volte inutilmente, risposte ai bisogni di sicurezza e di presidio del territorio dagli apparati statali deboli e inefficaci. E qui l’esigenza di assumere la sfida di coniugare il locale (delle nostre comunità in cui operiamo) e il globale delle problematiche planetarie. La politica non può fare diversamente : gli scenari aperti dalla globalizzazione portano da una parte a spostare le decisioni dagli stati nazione a entità sovranazionali e richiama le entità di governo del locale a un rinnovato protagonismo per non perdere identità e possibilità di valorizzare la prossimità. I grandi temi epocali dell’umanità: le migrazioni, la sostenibilità ambientale, la lotta alla povertà estrema, la prevenzione dei conflitti e il rifiuto della guerra come strumento di soluzione degli stessi, il rispetto dei diritti umani creano legami sempre più fitti e irreversibili di interdipendenza fra nazioni, popoli e culture a livello planetario.

Da qui un invito a coinvolgersi maggiormente nelle tematiche legate alla cooperazione internazionale allo sviluppo umano sostenibile e assumere come proprio riferimento anche l’Agenda delle Nazioni Unite “Beyond 2015” e il processo in vista di Expo 2015 che si terrà a Milano.

È urgente tentare di capire le situazioni, studiare le possibili soluzioni ai gravi problemi ed è quello che tentano di fare esperti del settore, politici, giornalisti e chi, come noi si occupa anche di cooperazione internazionale.

Troppo spesso le informazioni che giornali e televisioni veicolano sono superficiali e finalizzate a stupire come se si trattasse di uno spettacolo teatrale o a veicolare messaggi propagandistici dando per scontato che la complessità delle situazioni e il continuo cambiamento di alleanze non possa essere capito se non da chi è esperto in materia. Si semplifica la narrazione costruendo dicotomie e tifoserie che solo parzialmente danno conto della realtà. Quando le crisi diventano acute e diffuse occorrerebbe avere poteri sovrumani per trovare soluzioni adeguate. E troppo spesso ci si accontenta di soluzioni parziali, tattiche che non risolvono i problemi strutturali ma li spostano nel tempo, spesso aggravandoli.

La necessità di governo del mondo e delle comunità locali in maniera coerente e collegata.  Su questo è importante investire in formazione e in creare consapevolezza della necessità di cittadinanza attiva a livello locale e globale.

A livello locale è fondamentale ricostruire un senso di appartenenza al territorio e di costruzione di rapporti di comunità. Costruire una città in cui nessuno si senta solo. E a tal fine le politiche sociali sono il pilastro fondamentale di una amministrazione che assuma come proprio obiettivo fondamentale il costruire relazioni di inclusione. Superare il mero assistenzialismo e promuovere azioni di coinvolgimento attivo e responsabile di tutti gli attori coinvolti in tali politiche.

Va assunta la proposta di elaborare un Nuovo Piano Regolatore Sociale che, come previsto nella legge n. 328/2000, promuova attività di programmazione, progettazione, realizzazione del sistema locale dei servizi sociali a rete, indicando priorità e settori di innovazione che debbono garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei servizi.

Per troppo tempo le politiche sociali sono state considerate esclusivamente “politiche per i deboli” rischiando talvolta di diventare, anch’esse, “politiche deboli”. E’ necessario che le politiche sociali recuperino la loro centralità, orientando le politiche pubbliche di sviluppo locale.

In questo vi è un dovere di protagonismo che le entità organizzate della società civile (e tra queste Nessun Luogo è lontano più direttamente) devono assumere per creare spazio di confronto, di formazione e di azione concreta per migliorare la qualità della partecipazione democratica e della qualità della vita della comunità e del pianeta. Buon lavoro

Vincenzo Pira


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