Informazioni personali

Dettagli di fatturazione

Per effettuare una donazione tramite bonifico bancario, è necessario seguire i seguenti passaggi:

  • Eseguire un bonifico bancario a favore di "Associazione Nessun luogo è lontano"
  • IBAN: IT65P0832703243000000003948
  • c/c in essere presso Banca di Credito Cooperativo di Roma - Ag. 121
  • Come causale, indicare "Donazione per "Banca di Credito Cooperativo di Roma - Ag. 121"
  • Inviare copia del bonifico effettuiato a: [email protected]

Vi informiamo che  da gennaio 2020 è cambiato il bonus fiscale in favore delle associazioni del terzo settore.

Per maggiori informazioni:

https://quifinanza.it/fisco-tasse/maxi-bonus-fiscale-cosa-prevede-riforma-terzo-settore/348450/ GRAZIE!

Totale della donazione: €100,00

I NOSTRI PROSSIMI DIECI ANNI

by Redazione

Da qualche parte lo abbiamo già scritto e detto: il 2008 è il nostro decimo anno di attività. Dieci anni vissuti tutto considerato in buona coscienza, iniziati ad occuparci di immigrati, conclusi a preoccuparci per gli euroitaliani. O, per meglio dire, viviamo questo compleanno con la ragionevole certezza che non esista tanto una “questione migratoria” per l’Italia e l’Europa, quanto una questione italiana ed europea per le popolazioni di questo Paese e di questo continente. Pare difficile definire l’identità italiana ed europea oggi e, soprattutto, per il futuro; l’irrisolta questione del Trattato Europeo è una delle spie di questo progetto perduto di identità.
Non serve ripercorrere uno ad uno i sostantivi che oggi vanno per la maggiore alle nostre latitudini: sicurezza, tradizioni, radici religiose, protezione. Eppure, malgrado sembrino queste le preoccupazioni di gran lunga prevalenti tra gli europei, non si riesce a trovare uno straccio di Carta comune e condivisa su cui costruire i nostri anni a venire. Potrebbe essere che non si fa futuro dicendo bugie sul passato? Facendo finta di dimenticare che l’Europa e perfino l’Italia, sono state la culla di immani battaglie sociali e, soprattutto, civili?

Ci preoccupa il gigantesco processo di rimozione che si è fatto della memoria europea, eppure basterebbe un libro di storia: se c’è qualcosa di importante che sopravvive alle tragedie di cui l’Europa si è macchiata, risiede nei grandi processi costituzionali delle nazioni, negli antifascismi, nelle battaglie per le pari opportunità, per lo sforzo inesausto di garantire il culto libero in Stati liberi.
Cosa resta di tutto questo? La risposta non è semplice: molto, se si guarda alla quantità di diritti, soprattutto in rapporto a gran parte del resto del mondo; meno, molto meno, se si considera che i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte e se si comincia a pensare che venga prima altro, può essere la fine del primato dell’uomo sulle sue paure.

Negli ultimi anni, noi di Nessun Luogo, ci siamo anche chiesti se fosse possibile coltivare diritti in casa e ignorarli fuori: No, non è possibile. Negli ultimi decenni, si è irresistibilmente affermata una lettura umanitaria dei mali del mondo; il proliferare di grandi e piccole agenzie umanitarie, ha ostinatamente e duramente circoscritto la miseria al mancato accesso ai bisogni primari: medicine, cibo, acqua, energia. Non c’è stato verso, né spazio, in questi decenni, per segnalare altro. Il mito dei sacchi di farina, come tutti i miti, ha ucciso qualunque voce altra, se non confinandola in una ridicola minorità.
Nessuno che abbia un po’ di raziocinio può dissociarsi da chi vuol portare cibo e acqua a chi ha fame e sete e, infatti, nessuno è latore di una simile sciocchezza. Ma pensare che la giustizia nel mondo potesse portarla l’Unicef o similia, questo sì è stato miope. L’Europa ha voluto pensare che queste forme di soccorso bastassero; è troppo facile dimostrare che non solo non sono bastate, ma non hanno neanche lievemente invertito le tendenze.
Interi continenti muoiono, in certi casi nemmeno ricevendo gli aiuti internazionali inviati, in altri non avendo mai sperimentato tentativi di “sviluppo per l’indipendenza dal bisogno”, non un flusso migratorio è stato seriamente contrastato con politiche di sviluppo locale.

E se quanto detto può essere opinabile, meno opinabile è che oggi il teatro internazionale stia conoscendo battaglie cruentissime per i diritti civili e politici, non per quelli sociali o umanitari. Il Tibet, la Birmania, i montagnard, il voto in Iran, il rapimento e l’uccisione del vescovo caldeo in Iraq, sono furibonde contrapposizioni tra chi chiede diritti e chi li nega: diritti all’indipendenza, all’autodeterminazione, ad un inizio di laicità, alla parità uomo – donna, alla libertà di culto. Se i monaci tibetani, ad esempio, chiedessero più beni di consumo, Pechino non sparerebbe un colpo e avrebbe, probabilmente, già risolto la vertenza; il fatto è che il Tibet e i suoi monaci, chiedono il riconoscimento della autonomia e la libertà di culto e Pechino sa, come sapeva nell’89 per Piazza Tienanmen, che ovunque aprisse sui diritti civili, per il suo regime sarebbe l’inizio della fine.
Queste questioni hanno pesanti e dirette ripercussioni sulla vita pubblica di tutto il mondo, prima di tutto sulle politiche internazionali in tema di migrazioni.
Abbiamo profonda consapevolezza che si tratta di problemi di enorme portata, ma ne abbiamo altrettanta che se non si incide su quelli, non vale fare leggi tampone, né sull’immigrazione, né su altro.

Ecco perché, pur ignorando chi condurrà Nessun luogo è lontano nel prossimo decennio, non possiamo che sperare che cresca e si consolidi definitivamente la capacità di questa associazione di dare il proprio contributo sulle prevalenti questioni dei diritti civili e politici; tenendo ben presente l’idea che la battaglia per il diritto e per i diritti non finisce mai e, se lasciata da parte anche solo per un pò, se ne può perdere il ricordo e, con il ricordo, l’essenza di ciò che si è.

Fabrizio Molina

(17 marzo 2008)

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cerca

Archivi