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Sally: una passeggiata in gruppo al centro di Roma

Le voci, le emozioni e le impressioni di un’esperienza preziosa, oggi ancora difficile

di Matilde De Martino, Ludovica Ferrara, Federica Marassi, Ludovica Molina

Il progetto “Sally e i suoi figli” parte fattivamente intorno alla metà di dicembre 2020, dopo un lungo periodo di gestazione, in un nuovo format a distanza per adeguarci all’attuale emergenza sociosanitaria. Non era nostra intenzione rinunciare all’opportunità di perseguire gli obiettivi di questo progetto e si è quindi deciso di essere flessibili, rimodellandolo affinché potesse essere portato avanti anche a distanza per il tempo necessario. Una volta iniziate le attività è comunque emersa l’esigenza di conoscerci “alla vecchia maniera”, dal vivo, e con le utenti abbiamo concordato di incontrarci almeno una volta al mese, seppur nel doveroso rispetto delle norme anticovid e in situazioni all’aperto.


La presenza è vita…
La prima volta decidiamo di incontrarci il 4 gennaio a Bastogi, ma non era stato possibile per tutte partecipare, così dopo un mese ci siamo riviste. Il tempo della conoscenza online ci ha permesso di avvicinarci e condividere molto di noi; nello stesso periodo inevitabilmente si sono generate delle fantasie sulla “fisicità” dell’Altro: la curiosità di vederci era di conseguenza molto forte.

Sabato 6 febbraio abbiamo organizzato un incontro in presenza al Ghetto di Roma. La scelta di questo luogo è stata dettata dal lavoro svolto con le ragazze sulla Giornata della Memoria. Quest’ultima, infatti, è stata un argomento affrontato da diversi punti di vista durante il mese precedente, non esclusivamente legata all’Olocausto: la memoria come storia culturale e personale; “il non dimenticare” per poter crescere, trasformarsi e divenire persone “migliori”.

Ed è stato proprio il tema della “memoria” a far da protagonista in alcuni episodi molto simpatici, avvenuti tra noi educatrici e le ragazze, anzi Donne di Sally.

Tra le vie del Ghetto, per percepire il bello e il dolore
Sopraggiunta l’ora del pranzo, alcune nostre eroine si sono avventurate tra le vie del Ghetto, alla ricerca del “famoso” Baccalà fritto, e perché no? se poi ci si aggiungeva anche un Carciofo alla Giudia, nessuna l’avrebbe disdegnato. Una parte del gruppo, invece, era rimasta di guardia alle carrozzine e nel mentre Giulia Morello (Coordinatrice dell’equipe di Sally) chiese se fosse a tutte noto come mai quel dato tratto del Ghetto si chiamasse 16 Ottobre 1943. Calò il silenzio. Giulia non si arrese e continuò a chiedere alle ragazze presenti in quel momento se sapessero a quale evento fosse legata quella data. E fu così che in una giornata passata a conoscerci e a scambiarci pensieri, racconti, opinioni di vario tipo, ci trovammo in un quiz a cielo aperto, conclusosi con la narrazione del rastrellamento del “sabato nero” di Roma.

A parte l’iniziale momento goliardico, legato all’impreparazione della maggior parte delle presenti, nessuna di noi rise al pensiero che il quel dato giorno, tutti gli ebrei di Roma furono portati via dalle loro case, strappati alle loro vite. Vite che con tanta fatica si erano costruiti e che probabilmente, nella migliore delle ipotesi, forse solo una decina o una ventina di loro avrebbe avuto il “privilegio” di poter tornare a vivere in quel luogo, chiamato “casa”.

E proprio agganciandoci a questa parola “Casa”, raccontiamo un secondo aneddoto molto interessante (e che rivela, anche qui, la poca “memoria” di alcune di noi). Mentre eravamo sedute a un bar del Ghetto, un’educatrice e una delle Donne di Sally, mentre erano intente a sorseggiare un gustoso e fresco chinotto, tra un discorso e l’altro, rimangono incuriosite da alcuni rilievi presenti ai lati delle porte del negozio. Dentro all’immagine scolpita di uno di questi rilievi, vi era un oggetto in particolare che aveva attirato la loro attenzione e a cui non riuscivano a dare un nome. Si trattava del Menorah, il famoso candelabro ebraico utilizzato soprattutto all’interno del Tempio di Gerusalemme. Come lo hanno scoperto? Semplice. Cercando su Google.

Un viaggio per conoscere e imparare
Al di là di questo, è stato per tutte molto interessante vedere come un’uscita fatta per stare insieme e non tanto per imparare “a forza” qualcosa, si sia poi trasformata, in modo del tutto naturale e spontaneo, in un momento di “cultura”, nato anche da un semplice sguardo su un rilievo o dal rimanere ferme (causa ricerca Baccalà fritto!) in uno spiazzale datato 16 ottobre 1943.

La scelta di incontrarci al centro è stata guidata soprattutto dalle ragazze, che dopo il periodo di chiusura, hanno espresso il desiderio di andare a vedere insieme determinati luoghi di Roma, per alcune di loro meno familiari e che per altre invece risultano ancora proprio sconosciuti, “da scoprire”.

Quasi tutte le ragazze sono riuscite a partecipare. L’entusiasmo e la gioia di stare insieme, vedersi, scambiarsi in tempo reale battute e occhiatine, era palpabile. All’incontro, inoltre, hanno partecipato anche i “piccoli” del gruppo che, chissà, forse hanno finalmente potuto dare forma e spessore alle facce che vedono tutti i giorni sui dispositivi delle loro mamme.

Di questa giornata trascorsa insieme abbiamo raccolto alcuni pensieri dalle nostre protagoniste:
Rome, timida, ma con gli occhi che sorridono: “Mi è piaciuto tantissimo. Era da molto tempo che non le vedevo ed è stata la prima volta che ho incontrato le altre ragazze con i loro bambini. Mi sono divertita un sacco. Giulia ci faceva ridere riempiendoci di domande, Silvera che a un certo punto non si ricordava i nostri nomi, tranne il mio, da qui il suo nuovo soprannome Dori, che si scorda le cose. Mancavano solo 2 ragazze ma spero che per la prossima volta saremo tutte e ci divertiremo.”

Rodica, la fotografa del gruppo: “Bello essere tutti insieme e vedere Roma!

Gift, che per la prima volta vedeva il centro di Roma: “Bellissimo lo scenario e il sole splendente”.

Silvera (Dori): “Mi sono trovata bene e mi sono divertita un sacco. Non vedo l’ora di rifarlo perché è stata una giornata indimenticabile”.

Carolina, mamma instancabile: “È stata una giornata piena di colori e sapori multiculturali, con delle donne piene di ingegno, ho incontrato degli sguardi brillanti come il sole”.

Loveth, mamma attrice: “Sono stata molto bene con le ragazze e mi piacerebbe rivederci di nuovo”

A firma delle Educatrici del Progetto Sally ed i suoi figli

Matilde De Martino, Ludovica Ferrara, Federica Marassi, Ludovica Molina


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