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Se tiene sotto controllo il cuore

by Redazione

Quando nel 2013 Monsignor Pietro Vittorelli lasciò il posto di abate di Montecassino, quei bugiardelli della Cei, dissero che era cardiopatico e non poteva restare. Discoletti, non si dicono le bugie! La verità era un’altra. Non che fossero indignati per il fatto che sperperasse i soldi raccolti per i poveri, quanto che si era sparsa voce che volesse fregarsi la seconda macchina di Ruini, venderla di contrabbando e sputtanarsi i soldi giocando a Burraco.

Forse non era neanche vero. Certo non molti allora potevano immaginare che l’abate di uno dei luoghi più simbolici della sofferenza di tanti italiani, Montecassino, fosse uno nevrotico compulsivo che arrivava a spendere 34mila euro in un mese di costosissime, inutili scemenze.

A leggere come usava la carta di credito, come bruciava i quattrini dell’8X1000, come sabotava la cassetta delle offerte, aiutato dal fratello, perché per i veri cristiani la famiglia è importante, mi è venuto di pensare che poi, in fondo, Buzzi e Carminati non sono così male.

Anzi, almeno quando pensi “ar cecato” e al suo socio, pensi che tu sei diverso, sei di un’altra parrocchia.

Ma quando leggi di Vittorelli, a proposito di parrocchia, questo non lo posso dire: bianco come me, cattolico come me, italiano come me. Allora perché preferisco Carminati?

Mentre cerco una risposta, provo a pensare che in fondo Vittorelli ha solo poco più di cinquant’anni, se sta attento a tenere sotto controllo il cuore (sempre che sia vera la storiella dalla cardiopatia), c’è caso che campi ancora a lungo. E’ il minimo che gli si può augurare, credo. Convivere più a lungo possibile con quella faccia che la natura gli ha dato.

Fabrizio Molina


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