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Per umanità e nell’interesse di tutti

by Redazione

Fare emergere i migranti irregolari ed il lavoro nero, ci aiuterebbe a combattere meglio la pandemia

 

di Beppe Casucci

 

L’estensione dell’economia sommersa nel nostro Paese è un dato accertato dai principali istituti di ricerca, e valutato in circa un quarto della ricchezza nazionale prodotta annualmente. Al centro di questo universo lavorativo irregolare non vi sono solo gli italiani, ma anche moltissimi lavoratori stranieri, in regola e soprattutto “in nero”: questo nella maggioranza dei settori produttivi e in particolare nel Commercio, Servizi, Agricoltura e l’Edilizia. Lavoro nero o grigio molto spesso sfruttato e realizzato a condizioni di scarsa sicurezza e salute sul lavoro per milioni di persone. A questo si debbono aggiungere i 600 mila migranti e rifugiati, espulsi dai centri di accoglienza a causa dei decreti sicurezza di fine 2018. Esseri umani che occupano a centinaia edifici abbandonati o che dormono per strada; decine di persone per stanza, nella totale assenza di condizioni igieniche, spesso senz’acqua e luce e non adeguatamente nutriti. Questo esercito di disperati, privi di permesso di soggiorno e dunque condannati al lavoro più degradato, sono una facile possibile preda della pandemia e vanno assolutamente tutelati. La loro salute va salvaguardata nell’interesse di tutti: anche di noi italiani. Perché il virus Covid-19 non discrimina le persone in base alla razza o al colore della pelle e stranieri non adeguatamente tutelati e curati possono a loro volta diventare facilmente mezzo di contagio del loro prossimo, con permesso di soggiorno o meno, con cittadinanza italiana o meno. Cgil, Cisl e Uil hanno scritto alle Istituzioni chiedendo un’accoglienza adeguata per questo pezzo di nostra Italia meno fortunata, accesso alle cure mediche e soprattutto condizioni di lavoro adeguatamente tutelate e salvaguardate. In particolare, nei centri di accoglienza come Cara, Cas e Siproimi è stato sollecitato l’invio di kit di protezione per il personale che vi lavora e maggiori condizioni di sicurezza sanitaria per gli ospiti, anche attraverso il loro trasferimento in strutture di tipo familiare. Il Movimento Sindacale italiano ha anche chiesto esplicitamente al Governo la regolarizzazione degli stranieri (migranti, richiedenti protezione) soggiornanti irregolarmente nel nostro Paese, a maggior ragione se in possesso di un lavoro onesto, anche se “in nero”. Il Portogallo si avvia nella stessa direzione: regolarizzare gli irregolari significa aiutarli a sottrarsi alle forme più pericolose di sfruttamento ed un più facile accesso ai servizi sanitari. Significa dare la possibilità di cercare un lavoro regolare; significa anche dare la possibilità di togliersi dalla strada per centinaia di migliaia di persone che possono diventare un rischio sanitario per sé stessi e per gli altri. Anche i sindacati del settore agricolo hanno chiesto alle Istituzioni maggiori tutele per chi lavora in quel settore. E’ il momento di un cambio radicale di prospettiva anche sul fronte dell’immigrazione. Da questa fase di difficoltà e di emergenza si esce tutti insieme, senza eccezioni, oppure la strada dell’uscita dal tunnel sarà molto più difficile.


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