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RIFUGIATI: ABBANDONIAMO L’INUTILE LOGICA DELL’EMERGENZA

by Redazione

In aumento i flussi migratori verso l’Europa. “Il sistema di accoglienza italiana è al collasso”. L’analisi e la riflessione del vicepresidente del Cir nonché della nostra associazione Giuseppe Casucci

Nei primi tre mesi del 2014 gli stranieri sbarcati nelle coste italiane hanno superato quota 10 mila, un trend almeno cinque volte superiore a quello del primo trimestre 2013. Le imbarcazioni provengono dalla Libia ed è la prima volta che si assiste a un’ondata di arrivi così consistente e concentrata in poche ore: questo è stato il commento di Josè Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, di fronte all’alto numero di arrivi via mare che ha interessato dall’inizio dell’anno la Sicilia (e non solo).

Nel 2013 sono stati 43 mila i profughi e migranti arrivati via mare: quest’anno si stima un ulteriore record negli arrivi. Si tratta in gran parte di richiedenti asilo provenienti dalla Siria, ma anche da zone a rischio quale il Mali, la Somalia, l’Eritrea, la Nigeria, ecc. Persone che spesso non possono ritornare nel loro Paese.

Secondo Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, intervistato da Radio Vaticana, “Più di 12 mila persone sono state salvate negli ultimi sei mesi grazie all’azione della nostra Marina, nell’ambito dell’Operazione <Mare Nostrum>: grazie a questo programma umanitario nessuno è più morto nella regione italiana del Mediterraneo”.

I dati Eurostat, resi noti lo scorso 24 marzo, confermano che si tratta di un trend europeo: nel 2013 le richieste di asilo nel Vecchio Continente sono state 435 mila, in forte aumento rispetto al 2012 (335 mila). Ben sette richieste su dieci si sono concentrate in soli cinque Paesi: Germania, Francia, Svezia, Regno Unito e Italia. Il nostro Paese ha registrato 28 mila richieste (6%). Non tutte però sono state accettate. Secondo il Consiglio italiano per i rifugiati, i sistemi di accoglienza per i rifugiati in Italia sono praticamente al collasso. Serve prima di tutto abbandonare l’inutile logica dell’emergenza adottata in questi anni dai governi italiani e che ha solo portato sprechi e pessima accoglienza. Bisogna anche pensare a tempi più brevi di permanenza nei centri e procedure più veloci per esaminare le richieste di protezione. Serve inoltre un piano per favorire l’integrazione di chi ha ottenuto l’asilo, ma che anche ridistribuisca nei 28 stati membri i rifugiati che sbarcano nelle coste del Sud Europa.


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